Belgio

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Questa informazione è destinata agli italiani che considerano di recarsi in Belgio per ottenere l’eutanasia.

 I non residenti possono beneficiare del quadro giuridico belga che disciplina l’eutanasia, a condizione naturalmente che rispettino i requisiti previsti della legge allo stesso modo di chiunque viva nel paese.

La distanza geografica, tuttavia, ha necessariamente sul processo un impatto di cui i non residenti devono essere consapevoli e che viene brevemente descritto nel presente documento.

Mentre la legge che disciplina l’eutanasia non si applica solo ai cittadini belgi, la residenza è comunque implicitamente un problema perché si tratta di una legge che de-criminalizza l’eutanasia. Di conseguenza, se il medico praticante (in seguito medico) deve evitare azioni penali, deve accertare che la richiesta del paziente è deliberata, ribadita e ben ponderata, che non è coercitiva e che il paziente subisce sofferenze fisiche o mentali insopportabili causate da una condizione grave e incurabile – sia che la sua origine sia patologica o accidentale.

Affinché il medico accerti che la richiesta è effettivamente deliberata, che non è il risultato di una qualche forma passeggera di depressione o di qualche fattore esterno come la pressione sociale o, deve aver sviluppato una profonda relazione terapeutica con il malato. Inoltre, il medico deve anche informare il paziente della sua condizione – che deve essere irrimediabile – e delle alternative delle cure disponibili o palliative.

Il medico dovrà anche consultare almeno un collega che esaminerà le cartelle cliniche e dovrà anche visitare il paziente. Se non si prevede un esito fatale a breve termine (cioè il paziente non è malato terminale), l’opinione deve essere richiesta a un terzo medico, uno psichiatra o un medico con esperienza specialistica nella patologia pertinente.

Di conseguenza, mentre la residenza in Belgio non è una condizione ai sensi della legge, la filosofia di base implica un soggiorno minimo nel paese e/o diversi viaggi per le varie consultazioni mediche poiché la relazione terapeutica non dovrebbe essere formato esclusivamente riguardante la questione dell’eutanasia.

È chiaro che ciò solleva difficoltà pratiche per coloro che vivono all’estero e si suggerisce che i non residenti in cerca di informazioni sul fine vita si rivolgiamo inizialmente alla loro associazione locale di diritto alla morte ed esamini le opzioni disponibili a livello locale.

In caso di soluzione a livello locale, tuttavia, il medico del paziente (medico generico o specialista) dovrebbe mettersi in contatto con i colleghi belgi specializzati nella patologia pertinente per avviare la procedura. Ciò implicherebbe ovviamente un viaggio in Belgio, probabilmente più volte, poiché le consultazioni possono non basarsi esclusivamente su cartelle cliniche o avvenire per telefono o via Internet.

È possibile l’assistenza di un interprete durante le visite mediche, il dossier medico del paziente deve essere tradotto in francese o olandese

Se il medico locale non fosse disposto o in grado di aiutare il suo paziente a stabilire questi contatti, i non residenti che desiderano impegnarsi in un tale processo potrebbero prendere in considerazione l’idea di contattare i “centri di consultazione di fine vita ” organizzate dall’ordine dei medici in diverse città belghe. I pazienti possono consultare detti centri autonomamente anche se dovrebbero preferibilmente essere indirizzati da un medico (medico di famiglia o specialista).  Queste consultazioni sono puramente informative e solo su appuntamento.

Vale anche la pena sottolineare qui che i medici sono particolarmente cauti quando si tratta di condizioni psichiatriche. Si tratta di situazioni di fronte alle quali ci vuole più tempo prima di decidere se l’eutanasia sarebbe ammissibile ai sensi della legge in quanto vogliono accertare che non vi è altra scelta né in termini di guarigione del paziente né per rendere le sue sofferenze più sopportabili. Ciò significa che il paziente dovrebbe con ogni probabilità prevedere un lungo soggiorno, di durata indefinibile, in Belgio senza alcuna garanzia di avere eventualmente accesso all’eutanasia.

Infine, i non residenti dovrebbero anche essere consapevoli del fatto che attualmente vi è una notevole reticenza nel corpo medico quando si tratta di trattare con pazienti non residenti a causa delle difficoltà pratiche che ciò comporta – e questo in particolare quando si tratta di condizioni psichiatriche per ovvie ragioni.

Di conseguenza, i pazienti non residenti con una condizione psichiatrica non dovrebbero avere molte speranze – se ce ne sono – che avrebbero accesso all’eutanasia in questo paese.

I requisiti in cui l’eutanasia può essere eseguita legalmente sono piuttosto rigidi, giustamente.  Il lungo dibattito sull’adozione di questa legge sulla de-criminalizzazione è stato estremamente controverso e l’ADMD ha lottato duramente per vederlo adottato.  È quindi fondamentale che la filosofia di fondo del diritto sia rispettata, per non criticare la nostra organizzazione per aver promosso una qualche forma di “turismo dell’eutanasia”.

Johannes Agterberg                                                                  23 luglio 2020

N.B. La presa di posizione delle associazione belghe pro-fine-vita volontario non si scosta significativamente da quella delle associazioni olandesi

Fonti:  sito AMDM Assocition pour le Droit a Mourir dans la Dignité (Associazione per il Diritto di Morire Dignitosamente) www.ADMD.be

            Sito LEIF Levenseinde Informatie Forum (Foro di Informazione sul fine-vita) www.LEIF.be

            Sito www.finevitavolontario.it paese Belgio 18 maggio 2020 Testo della Legge sull’eutanasia

Art. 1

La presente legge disciplina una materia contemplata dall’art. 78 della Costituzione.

CAPITOLO I (DISPOSIZIONI GENERALI)

Art. 2

Ai fini dell’attuazione della presente legge, l’eutanasia è definita come l’atto, praticato da una terza persona, che mette volutamente fine alla vita di una persona su richiesta della stessa.

CAPITOLO II (CONDIZIONI E PROCEDURE)

Art. 3

  1. Il medico che pratica l’eutanasia non commette alcuna violazione qualora adempia le condizioni e le procedure previste dalla presente legge e accerti che:

– il paziente è maggiorenne o un minore emancipato, capace di intendere e volere al momento della richiesta;

– l’istanza è presentata con un’iniziativa volontaria, meditata e reiterata, e non risulta indotta da pressioni esterne;

– il malato è in una condizione sanitaria senza speranza e la sua sofferenza sul piano fisico o psichico è persistente e insopportabile, che non può essere alleviata ed è la conseguenza di una malattia acuta o cronica grave e inguaribile.

  1. Indipendentemente dalle ulteriori condizioni che il medico vorrà porre al suo intervento, egli deve in via preliminare e in ogni caso:

1) informare il paziente circa le sue condizioni di salute e la sua speranza di vita, prendere accordi con il paziente stesso in merito alla sua richiesta di eutanasia e richiamare alla sua attenzione tutte le possibilità terapeutiche ancora esperibili, nonché le opportunità offerte dalle cure palliative ed i loro effetti. Deve giungere, insieme al paziente, al convincimento che non c’è alcuna altra soluzione ragionevole in quella situazione e che la richiesta del paziente è del tutto volontaria;

2) assicurarsi della persistenza della sofferenza fisica o psichica del paziente e della confrma della sua volontà. A questo scopo, ha successivi incontri con il paziente, distanziati da pause adeguate rispetto all’evoluzione delle condizioni di salute del paziente;

3) consultare un altro medico in merito alle caratteristiche di gravità e di incurabilità della malattia, precisando i motivi della richiesta del parere. Il medico consultato deve prendere conoscenza della cartella clinica, visitare il paziente ed assicurarsi delle caratteristiche di continuità, insopportabilità e di non riducibilità delle sofferenze fisiche o psichiche. Deve redigere una relazione concernente gli accertamenti effettuati. Il medico consultato deve comportarsi in modo autonomo sia nei riguardi del paziente che nei confronti del curante, e deve essere in possesso di una competenza professionale in merito alla patologia del caso. Il curante deve informare il paziente circa l’esito del consulto;

4) se esiste un un’équipe terapeutica che ha un rapporto continuativo con il paziente, il medico curante deve sottoporre la richiesta del paziente stesso all’équipe o ad alcuni componenti della medesima;

5) qualora il paziente lo richieda, deve interpellare i congiunti indicati dallo stesso paziente;

6) assicurarsi che il paziente possa discutere in merito alla sua istanza con le persone che desidera incontrare.

  1. Se il curante ritiene che il decesso non avverrà probabilmente entro breve termine, deve inoltre:

1) consultare un secondo medico, psichiatra o specialista della patologia che ha colpito il paziente, precisando i motivi della richiesta di parere. Il medico consultato deve esaminare la cartella clinica, visitare il paziente, assicurarsi della continuità, insopportabilità e non riducibilità delle sofferenze fisiche o psichiche, nonché delle disposizioni comprovanti la volontarietà della richiesta, la sua ponderatezza e costanza. Deve redigere una relazione concernente gli accertamenti effettuati e le relative risultanze. Il consulente deve essere autonomo sia nei riguardi del paziente, che nei confronti del medico curante e del primo medico chiamato a consulto. Il medico curante deve informare il paziente circa i risultati del consulto;

2) lasciare che trascorra almeno un mese dalla presentazione da parte del paziente dell’istanza scritta e la messa in atto dell’eutanasia.

  1. L’istanza del paziente deve essere fatta per iscritto. Il documento è redatto, datato e sottoscritto dal paziente stesso. Se non è in grado di provvedere autonomamente, l’istanza è redatta nella forma scritta da una persona maggiorenne, scelta dal paziente, che non deve avere alcun interesse materiale al decesso del congiunto.

Questa persona deve precisare che il paziente non è in condizione di formulare l’istanza per iscritto e ne indica i motivi. In questo caso, l’istanza è formulata per iscritto alla presenza del medico curante e la suddetta persona deve indicare nell’istanza di cui sopra le generalità del curante. L’istanza deve essere inserita nella cartella clinica.

Il paziente può revocare l’istanza in qualsiasi momento, nel qual caso il documento è prelevato dalla cartella clinica e viene restituito al paziente.

  1. Tutte le istanze formulate dal paziente, nonché la documentazione raccolta dal curante e le relative risultanze, compresa la o le relazioni dei consulenti sono regolarmente inserite nella cartella clinica del paziente.

CAPITOLO III (LE ISTANZE PREVENTIVE)

Art. 4

  1. Ogni persona maggiorenne o minorenne emancipata in grado di intendere e di volere può, nella previsione di non avere più la possibilità di manifestare la sua volontà, esprimere per iscritto, in una apposita dichiarazione, la richiesta che un medico pratichi l’eutanasia qualora accerti:

– che è colpito da una malattia acuta o cronica grave e inguaribile;

– che è in una condizione di incoscienza;

– che questa situazione è irreversibile sulla base delle attuali conoscenze scientifiche.

Nella dichiarazione possono essere designate una o più persone di fiducia, maggiorenni, individuate in base ad un ordine di preferenza, con il compito di informare il medico curante circa la volontà del paziente. Ciascuna delle persone di fiducia sostituisce quella che la precede nei casi di rifiuto, impedimento, incapacità o decesso. Il medico curante, il medico chiamato al consulto ed i componenti del gruppo medico curante non possono essere designati fra le persone di fiducia.

La dichiarazione può essere fatta in qualsiasi momento. Essa deve essere redatta per iscritto alla presenza di due testimoni maggiorenni, di cui almeno uno non abbia alcun interesse materiale dal decesso del paziente; inoltre deve essere datata e sottoscritta dal dichiarante, dai testimoni, e, se possibile, dalla o dalle persone di fiducia designate.

Se la persona, che desidera fare una dichiarazione preventiva, è fisicamente nell’impossibilità permanente di redigerla e di firmarla, le sue richieste devono essere riportate per iscritto da una persona maggiorenne di sua scelta, che non può avere alcun interesse materiale al decesso del dichiarante, in presenza di due testimoni maggiorenni, di cui almeno uno che non abbia alcun interesse materiale al decesso del dichiarante. In questo caso la dichiarazione deve precisare che il dichiarante non è in grado di scrivere e di firmare, precisandone i motivi. La dichiarazione deve essere datata e sottoscritta dalla persona che ha redatto per iscritto la dichiarazione stessa, dai testimoni e, se è il caso, dalla o dalle persone di fiducia.

Una certificazione medica che attesti l’impossibilità fisica permanente deve essere allegata alla dichiarazione.

La dichiarazione può essere presa in considerazione solamente se è stata fatta o confermata da meno di cinque anni prima dell’inizio dell’impossibilità del paziente di manifestare la propria volontà.

La dichiarazione può essere annullata o modificata in qualsiasi momento.

Il Re stabilisce le modalità relative alla presentazione, conservazione, conferma, annullamento, nonché alla trasmissione della dichiarazione ai medici incaricati, tramite i servizi del registro nazionale.

  1. Il medico che pratica l’eutanasia, a seguito di una dichiarazione preventiva di cui al paragrafo 1, non commette alcuna violazione alle norme vigenti se accerta che il paziente:

– è gravemente colpito da una malattia acuta o cronica incurabile;

– non è in grado di esprimersi;

– le sue condizioni di salute sono irreversibili sulla base delle attuali conoscenze scientifiche;

– rispetta le condizioni e le procedure previste dalla presente legge.

Senza alcuna limitazione nei confronti delle condizioni complementari che il medico ritiene di porre per intervenire, egli deve preliminarmente:

1) consultare un altro medico in merito alla irreversibile situazione medica del paziente, informandolo sui motivi del consulto. Il medico consultato deve esaminare la cartella clinica e visitare il paziente. Deve redigere una relazione in merito alle sue constatazioni. Se nella dichiarazione di volontà è stata designata una persona di fiducia,  il medico curante deve mettere la suddetta persona al corrente dei risultati del consulto.

Il medico consultato deve essere autonomo sia rispetto al paziente sia nei confronti del medico curante e deve essere competente nei riguardi della patologia da cui il paziente è affetto;

2) se un gruppo medico è in costante contatto con il paziente, deve esaminare il contenuto della dichiarazione preventiva con il suddetto gruppo o con alcuni dei suoi componenti;

3) se nella dichiarazione è designata una persona di fiducia, deve prendere in esame con essa la volontà del paziente;

4) se nella dichiarazione è designata una persona di fiducia, deve prendere in esame con essa i contenuti della dichiarazione preventiva del paziente con i congiunti del paziente stesso designati dalla persona di fiducia.

La dichiarazione preventiva, nonché tutte le pratiche svolte dal medico curante ed i relativi esiti, ivi compresa la relazione del consulente medico, vanno inserite nella cartella clinica del paziente.

CAPITOLO IV (LA DICHIARAZIONE)

Art. 5

Il medico che ha praticato una eutanasia consegna, entro i successivi quattro giorni lavorativi, il documento previsto dall’articolo 7, regolarmente compilato, alla Commissione federale di controllo e di valutazione istituita ai sensi dell’articolo 6 della presente legge.

CAPITOLO V (LA COMMISSIONE FEDERALE DI CONTROLLO E VALUTAZIONE)

Art. 6

  1. È istituita una Commissione federale di controllo e valutazione sull’applicazione della presente legge, di seguito denominata “La Commissione”.
  2. La Commissione è composta da 16 componenti, designati in base alle loro conoscenze ed esperienze nelle materie concernenti la competenza della Commissione. Otto componenti sono laureati in medicina, di cui almeno quattro docenti in una università belga. Quattro componenti sono docenti di diritto in una università belga o avvocati. Quattro componenti sono scelti fra coloro che si occupano delle problematiche dei pazienti colpiti da malattie incurabili.

L’appartenenza alla Commissione è incompatibile con il mandato di componente di una assemblea con funzioni legislative, nonché di membro del Governo federale o regionale.

I componenti della Commissione sono nominati per un periodo rinnovabile di quattro anni, nel rispetto della parità linguistica – ad ogni gruppo linguistico compete la designazione di almeno tre candidati di ciascun sesso – e assicurando una rappresentanza pluralistica, sulla base di un decreto reale deliberato dal Consiglio dei Ministri, su una doppia lista presentata dal Senato. Il mandato termina di diritto nei casi in cui il componente della Commissione non svolge più la funzione in base alla quale era stato nominato. I candidati che non sono stati designati come componenti effettivi sono nominati membri supplenti sulla base di un elenco in cui è precisato l’ordine di chiamata dei supplenti stessi. La Commissione è presieduta da un presidente del gruppo linguistico francese e da uno del gruppo linguistico fiammingo. I presidenti sono eletti dai componenti della Commissione appartenenti al rispettivo gruppo linguistico.

La Commissione può validamente deliberare solamente se sono presenti i due terzi dei suoi componenti.

  1. La Commissione approva il proprio regolamento interno.

Art. 7

La Commissione istituisce un registro che deve essere compilato dal medico ogni qualvolta pratica un’eutanasia.

Il registro è composto da due parti. La prima deve essere redatta dal medico. Deve contenere i seguenti elementi:

1) le generalità e il domicilio del paziente;

2) i cognomi, i nomi e il numero di registrazione all’Inami e il domicilio del medico curante;

3) i cognomi ed i nomi, nonché il numero della registrazione all’Inami e il domicilio del o dei medici che sono stati consultati in merito alla richiesta dell’eutanasia;

4) i cognomi, i nomi, il domicilio e la qualifica di tutte le persone interpellate dal medico curante, nonché le date in cui le consultazioni sono state effettuate;

5) nel caso in cui sia stata redatta una dichiarazione preventiva contenente la designazione di una o più persone di fiducia, i cognomi ed i nomi della o delle persone di fiducia consultate.

La prima parte del registro è riservata. È trasmessa dal medico curante alla Commissione. Può essere consultata solamente a seguito di un provvedimento della Commissione e non può in nessun caso essere assunta dalla Commissione come elemento delle proprie valutazioni.

La seconda parte è anch’essa riservata e contiene i seguenti dati:

1) il sesso, la data e il luogo di nascita del paziente;

2) la data, il luogo e l’ora del decesso;

3) l’indicazione della grave malattia acuta o cronica sofferta dal paziente;

4) la causa delle sofferenze e le loro caratteristiche relative alla persistenza e insopportabilità;

5) i motivi in base ai quali la sofferenza è stata accertata come non riducibile;

6) i dati che hanno consentito di accertare che la richiesta di eutanasia è stata presentata in modo volontario, a seguito di riflessioni e confermata senza alcuna pressione esterna;

7) se poteva essere ritenuto che il decesso sarebbe avvenuto a breve termine;

8) se esiste una dichiarazione di volontà;

9) la procedura adottata dal medico curante;

10) la qualifica del o dei medici consultati, nonché i pareri da essi espressi e le relative date;

11) la qualifica delle persone consultate dal medico curante e le date in cui sono state interpellate;

12) le modalità in base alle quali l’eutanasia è stata messa in atto ed i mezzi utilizzati.

Art. 8

La Commissione esamina i registri, regolarmente compilati, trasmessi dai medici. Verifica, sulla base della seconda parte del registro, se l’eutanasia è stata messa in atto nel rispetto delle disposizioni e delle procedure previste nella presente legge. In caso di dubbio, la Commissione può decidere, a maggioranza semplice, di rimuovere l’anonimato. Quindi prende in esame la prima parte del registro. Può chiedere al medico curante di trasmettere tutti i dati della cartella clinica relativi all’eutanasia.

La Commissione si pronuncia entro due mesi.

Nei casi in cui, a seguito di una decisione assunta con la maggioranza dei due terzi, la Commissione ritiene che le condizioni previste nella presente legge non sono state rispettate, invia il dossier al Procuratore del Re del luogo del decesso del paziente.

Qualora la rimozione dell’anonimato metta in evidenza fatti o circostanze suscettibili di violare l’indipendenza o l’imparzialità di giudizio di un componente della Commissione, detto componente deve rifiutarsi di esaminare la questione o può essere ricusato dalla Commissione.

Art. 9

La Commissione predispone per le Camere legislative, la prima volta entro due anni dall’entrata in vigore della presente legge, in seguito ogni due anni:

  1. a) una relazione statistica fondata sulle informazioni raccolte nella seconda parte dei registri che i medici trasmettono dopo averli compilati ai sensi dell’art. 8;
  2. b) una relazione contenente una descrizione ed una valutazione sull’applicazione della presente legge;
  3. c) occorrendo, raccomandazioni suscettibili di sfociare in iniziative legislative e/o in altre misure concernenti l’applicazione della presente legge.

Per l’espletamento dei suddetti compiti, la Commissione può raccogliere tutte le informazioni utili presso le diverse autorità e istituzioni. Le informazioni raccolte dalla commissione sono riser­vate.

Nessuno di questi documenti può contenere l’identità di persone indicate nei fascicoli trasmessi alla Commissione nell’ambito dei controlli previsti dall’articolo 8.

La Commissione può decidere di comunicare informazioni statistiche ed esclusivamente tecniche, con l’esclusione di tutti i dati di natura personale, ai gruppi universitari di ricerca, che abbiano rivolto una istanza motivata. La Commissione può acquisire il parere di esperti.

Art. 10

Il Re mette a disposizione della Commissione il personale amministrativo necessario per l’adempimento dei suoi compiti. Gli organici e l’appartenenza linguistica del personale amministrativo sono definiti mediante decreto reale deliberato dal Consiglio dei Ministri, su proposta dei Ministri che esercitano le funzioni in materia di sanità e di giustizia.

Art. 11

Le spese di funzionamento e quelle relative al personale addetto alla Commissione, nonché la retribuzione dei componenti della Commissione stessa sono attribuite in parti eguali ai bilanci dei Ministri che esercitano le funzioni in materia di sanità e giustizia.

Art. 12

Tutti coloro che concorrono, in qualsiasi modo, all’applicazione della presente legge, sono tenuti a rispettare la riservatezza dei dati che gli sono affidati, nell’esercizio del loro compito, sia direttamente che indirettamente. Si applica l’articolo 458 del Codice penale.

Art. 13

Entro sei mesi dal deposito della prima relazione e, se del caso, delle raccomandazioni della Commissione di cui all’articolo 9, le Camere legislative organizzano un dibattito sull’argomento. Il termine di sei mesi è sospeso durante il periodo di scioglimento delle Camere legislative e/o quando il Governo non ha ancora ottenuto la fiducia delle Camere legislative.

CAPITOLO VI (DISPOSIZIONI SPECIALI)

Art. 14

L’istanza e la dichiarazione preventiva di volontà previste dagli articoli 3 e 4 della presente legge non stabiliscono obblighi di sorta. Nessun medico è tenuto a praticare l’eutanasia.

Nessun’altra persona può essere obbligata a prendere parte all’eutanasia.

Se il medico consultato rifiuta di mettere in atto l’eutanasia, è obbligato ad informare in tempo utile il paziente o l’eventuale persona di fiducia, precisandone i motivi. Nei casi in cui il suo rifiuto sia motivato da ragioni mediche, la relativa comunicazione è inserita nella cartella clinica del paziente.

Il medico, che rifiuta di dare seguito ad una richiesta di eutanasia, è obbligato, su istanza del paziente o della persona di fiducia di questi, a trasmettere la cartella clinica del paziente al medico designato dal paziente stesso o dalla persona di fiducia.

Art. 15

La persona deceduta a seguito dell’eutanasia praticata nel rispetto delle condizioni imposte dalla presente legge è considerata defunta per morte naturale per quanto concerne l’approvazione dei contratti stipulati, in particolare delle polizze assicurative.

Le disposizioni dell’articolo 909 del Codice civile sono applicabili ai componenti del gruppo dei medici curanti di cui all’articolo 3 della presente legge.

Art. 16

La presente legge entra in vigore non oltre i tre mesi successivi alla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale belga.

 (*) Traduzione a cura della redazione di Prospettive assistenziali dal testo pubblicato su Medicina e morale, n. 5, 2002. La legge è stata promulgata il 28 maggio 2002.

È stato presentato il comunicato stampa che riguarda la relazione della Commissione Federale di Valutazione e Controllo Eutanasia (La Commissione) con i dati dell’eutanasia per l’anno 2019. Un’analisi dettagliata di detti dati sarà pubblica della relazione biennale (2018 e 2019) della Commissione, che sarà pubblicata in seguito.

Leggero incremento delle segnalazioni e natura dei casi
Nell’anno 2019 c’è stato un leggero incremento del numero di segnalazioni di eutanasia ricevute dalla Commissione: da 2.357 nel 2018 a 2.655 nel 2019 (più 11,6%%).
Seguono alcuni dettagli sulla natura dei casi:

  • Lingua: fiammingo: 2.053 (77,3), 602 (22,7%)
  • Sesso: donna: 1.254 (47,2%), uomo: 1.401 (52,8%);
  • Metodo: In Belgio è consentito solo l’eutanasia.
  • Natura dell’affezioni: tumori: 1.659 (62,5%), affezioni del sistema nervoso (SLA, Parkinson): 231 (68,7), affezioni del cuore e dei polmoni (non causato da un tumore): 175 (6,6%), combinazione di affezioni: 460 (17,3%), affezioni psichiatriche e demenza: 49 (1,8%), altre affezioni: 81 (3,0%). Questo quadro non si scosta sostanzialmente dalla situazione olandese (vedi il mio articolo del 27 aprile 2020.
  • Natura della sofferenza: fisico e psichico: 2.199 (82,8%), solo fisico: 341 (12,8%), solo psichico non da confondere con affezioni psichiatriche) 115 (4,3%).
  • Età: minori 1, da 18 a 29 anni: 7 (0,3%), da 30 a 39 anni: 31 (1,2%), da 40 a 49 anni; 65 (2,4%), da 50 a 59 anni: 220 (8,3%), da 60 a 69 anni: 532 (20%), da 70 a 79 anni: 755 (28,4%), da 80 a 89: 739 (27,8%), da 90 anni in poi: 305 (11,5%).
  • Medico segnalante: Medico di famiglia: 840 (31,6%), specialista: 906 (34,1%%), specialista palliativista: 204 (7,7%), medici appartenenti a LEIF/EOL (centri specializzati nell’applicazione dell’eutanasia): 705 (26,6%).
  • Stato della malattia: Terminale 2.207 (83,1%), Non terminale 448 (16,9%).

Luogo del decesso: Abitazione: 1.164 (34,8%), ospedale: 1.016 (38,3%), case di riposo e di cura: 422 (15,9%), altri: 53 (2,0%).
Nessun caso di violazione dei requisiti richiesti dalla legge era di una tale gravità chiedendo il rinvio al Pubblico Ministero.

I decessi in seguito all’eutanasia di malati psichiatrici e dementi nel 2018 erano 57 (2,4%). La diminuzione nel 2019 mostra la prudenza dei medici nell’applicazione dell’eutanasia per questa categoria di malati, segno che del pendio scivoloso non c’è l’ombra.

Johannes Agterberg     6 maggio 2020

Il medico belga Marc van Hoey è stato dismesso da ulteriori procedimenti giudiziari per il suo aiuto al suicidio di Simona de Moor. La Corte, e in precedenza anche il Pubblico Ministero, ha deciso che la decisione del medico non era “eutanasia” e che pertanto il procedimento non sarebbe continuato.
Il caso era arrivato al Pubblico Ministero dopo che la Commissione Federale belga di Controllo Eutanasia giudicò l’operato del medico come “non in linea con i criteri di accuratezza” della legge sull’eutanasia belga. La commissione ha concluso che non era convinto che le condizioni del paziente fossero medicalmente senza speranza. Inoltre, il medico non aveva consultato uno psichiatra, anche se avrebbe dovuto, ora che la sofferenza del paziente era psicologica e non terminale.
Simona de Moor, una signora di 85 anni, non voleva più vivere dopo la morte di sua figlia nel 2015. Quando ha perso anche suo marito, ha chiesto al suo medico di aiutarla a morire. Questo medico, dopo un lungo periodo di osservazione, acconsentì e fornì a De Moor una mistura che lei bevve volontariamente. Morì pochi minuti dopo. Un canale televisivo australiano ha realizzato un documentario in cui è stato presentato il caso.
In Belgio, l’assistenza al suicidio non è specificatamente vietata dalla legge penale: il suicidio in sé non è un reato penale, conseguentemente l’assistenza al suicidio altresì non è reato. Tuttavia, la letteratura (Griffiths, Weyers & Adams, Euthanasia and law in Europa, 2008) insegna che può essere punita, sulla base del concetto che è dovere di un cittadino aiutare una persona in grave pericolo (articoli 422bis e 422ter del codice penale belga). Una persona che non adempia a questo dovere può essere punita con una pena detentiva tra 8 giorni e un anno.
Con l’introduzione della Legge belga sull’eutanasia, è emersa la domanda se questi articoli riguardassero anche il suicidio assistito, poiché non è, come nella legge olandese, esplicitamente menzionato. A questa domanda è stata data una risposta positiva dal Consiglio di Stato belga, dall’ordine dei medici e dalla Commissione di Controllo belga.
Quando ho incontrato Marc, anche se non ha voluto esprimere un giudizio sul caso visto che il procedimento penale era ancora in coso, mi sembrava tranquillo, convinto che aveva aiutato una donna che soffriva terribilmente dalla sua condizione di vita, sola e senza la minima speranza di ritrovare la voglia di vivere.
Annotazioni: La sentenza della Corte non è (ancora) pubblicata, ma sulla base delle informazioni fornite dai media, seguono alcune considerazioni su questa decisione.
1) Il caso di De Moor sarebbe potuto essere utilizzato per ottenere maggiore chiarezza come la sofferenza psicologica dovrebbe essere giudicata. La decisione di interrompere il procedimento legale significa che quest’opportunità è stata persa.
2) Fino ad ora, il suicidio assistito è visto come una forma di eutanasia e giudicato come tale. La decisione della Corte può portare alla conclusione che il suicidio assistito non rientra più nel campo di applicazione della legge sull’eutanasia.
3) Fino ad ora, il suicidio assistito è considerato punibile, anche se non è esplicitamente vietato dalla legge belga. Se la decisione della Corte indica che il suicidio assistito non è più un crimine, significherebbe che quando un paziente è disposto a bere lui stesso la medicina, il medico non è più vincolato dai criteri della legge sull’eutanasia.

Fonte: Newsletter World Federation Right to Die Societies

Tradotto e integrato da Johannes Agterberg 19 giugno 2019

In tutta la confusione che circonda la crisi di Covid 19, sarebbe quasi passata in osservata la modifica della legge sull’eutanasia, pubblicata nella Gazzetta ufficiale belga del 15 marzo scorso.
La modifica in realtà significa un miglioramento rispetto alla legge del 2002:
1. Le dichiarazioni di volontà redatte o rinnovate ai sensi della legge del 2002 perdevano la loro validità dopo 5 anni e quindi dovevano essere nuovamente registrate presso il comune. D’ora in poi, i testamenti redatti o rinnovati dopo il 2 aprile 2020 (data di entrata in vigore della modifica della legge) hanno validità a tempo indeterminato. La modifica o il ritiro è ovviamente possibile in qualsiasi momento.
2. L’adeguamento del periodo di validità della dichiarazione ha conseguenze per le condizioni in cui viene applicata l’eutanasia:
• l’unico o l’ultimo delegato di fiducia designato “non può, ad esempio, essere rifiutato, impedito, inabilitato o deceduto”;
• Se il medico consultato rifiuta di applicare l’eutanasia sulla base della sua libertà di coscienza, deve informare il paziente o il delegato di fiducia in tempo utile cioè non oltre 7 giorni dopo la formulazione iniziale della richiesta. Deve spiegare i motivi del suo rifiuto e rimandare il paziente a un altro medico designato dal paziente o dal delegato di fiducia;
• se il medico consultato rifiuta di applicare l’eutanasia per motivi medici, deve informare tempestivamente il paziente o delegato di fiducia, spiegando i motivi del rifiuto. I motivi medici sono registrati nel dossier medico del paziente;
• il medico che rifiuta l’eutanasia deve in ogni caso fornire al paziente o al delegato di fiducia i dati necessari per poter contattare un centro o una associazione specializzati per quanto riguarda l’applicazione dell’eutanasia.
Su richiesta del paziente o delegato di fiducia, deve inoltre fornire il dossier medico del paziente al medico designato dal paziente o dal delegato di fiducia e entro 4 giorni.

Fonte: sito www.rws.be RWS Recht op Waardig Sterven (Diritto ad una morte dignitosa)

Traduzione: Johannes Agterberg 18 maggio 2020

28 febbraio 2014 – Belgio: eutanasia a minori

Il 28 febbraio 2014 la Camera ha approvato definitivamente la legge che modifica la legge del 28 maggio 2002 sull’eutanasia, al fine di rendere possibile l’eutanasia per minori.

Il testo della legge è il seguente

Articolo 1. Questa legge regola la materia di cui all’articolo 78 della Costituzione (si tratta di un l’articolo di carattere generale che indica in quali circostanze entrambe le Camere possono decidere di approvare una legge – JA).

Articolo. 2. All’articolo 3 della legge del 28 maggio 2002 sull’eutanasia vengono apportate le seguenti modifiche:

  1. a) al paragrafo1, comma 1, il primo trattino è sostituito dal seguente:

“- il paziente è un adulto capace di intendere e volere, o un minore emancipato legalmente competente, o un altro minore soggetto a giudizio e ne è a conoscenza al momento della sua richiesta;”;

  1. b) al § 1, primo comma, al terzo trattino, sono inserite le parole “adulto o minore capace di intendere e volere” (in seguito capace – JA) tra la parola “il” e la parola “paziente”;
  2. c) il paragrafo 1, paragrafo 1, è completato da un quarto trattino, che legge:

“- il paziente minore che è capace, si trova in una condizione medica di sofferenza fisica persistente e insopportabile e senza speranza, che non può essere alleviata e che porterà alla morte nel prossimo futuro, condizione non curabile causata da incidente o malattia; “;

  1. d) il paragrafo 2 è completato da un 7 ° comma, leggendo:

“7 ° se il paziente è minorenne capace, consultare anche uno psichiatra infantile e adolescenziale o uno psicologo e informarlo dei motivi di tale consulto.

Lo specialista consultato prende conoscenza della cartella clinica, visita il paziente, accerta che il minore sia giudicato capace e lo attesta per iscritto.

Il medico curante informa il paziente e i suoi rappresentanti legali dell’esito di questa consultazione.

Durante un colloquio con i legali rappresentanti del minore, il medico curante fornisce loro tutte le informazioni di cui al § 2, 1 °, e si accerta che siano d’accordo con la richiesta del minore malato. “;

  1. e) nella frase introduttiva del § 3, le parole “adulto o minore capace” sono inserite tra la parola “il” e la parola “paziente”;
  2. f) al § 4, la frase “La richiesta del paziente deve essere scritta” è sostituita dalla seguente:

“La richiesta del paziente, nonché il consenso dei rappresentanti legali se il paziente è minorenne, deve essere effettuata per iscritto.”;

  1. g) è inserito un § 4/1, leggendo:

“§ 4/1. Dopo che il medico ha esaminato la richiesta del paziente, alle parti coinvolte viene offerta la possibilità di assistenza psicologica”.

Arte. 3. L’articolo 7, comma 4, 1 °, della stessa legge è integrato dalle parole “e, per quanto riguarda il paziente minore, se è giudicato capace”.

  • Dato a Bruxelles, il 28 febbraio 2014.

Commento

L’estensione della legge sull’eutanasia ai minori è un dato di fatto dal febbraio 2014. Tuttavia, ci sono molte differenze tra la legge del 2002 (adulti e minori capaci) e il testo approvato dalla riunione plenaria della Camera dei rappresentanti belga.

Anche in questo caso la legge presuppone un richiedente competente. Sebbene non sia prevista un’età minima, si afferma che si tratta di quel gruppo di minori che può essere considerato capace di giudicare la propria condizione e le cure proposte.

Le differenze in due parole:

  • il minore deve essere “cosciente”, quindi l’eutanasia non può essere richiesta sulla base di una direttiva anticipata sull’eutanasia. Quest’ultima è una richiesta legale in caso di coma irreversibile;
  • la richiesta può essere accolta solo se c’è una sofferenza fisica insopportabile. Ciò non significa solo che possono essere considerati solo disturbi di natura fisica (sono esclusi i problemi psichiatrici incurabili), ma solo quelle condizioni fisiche che si traducono in sofferenza fisica.
  • l’estensione della legge è limitata alle situazioni terminali (“decesso nel prevedibile futuro”);
  • Contrariamente alla legge per gli adulti, dove la consulenza indipendente di un medico è sufficiente in una situazione terminale di un minore, il medico deve sempre consultare uno psicologo infantile e dell’adolescenza o uno psicologo;
  • la procedura può svolgersi solo con il benestare dei legali rappresentanti del minore (genitori, tutore);
  • la richiesta di eutanasia deve essere presentata dal minore e dai suoi rappresentanti legali (genitori, tutore);
  • Deve essere possibile offrire ai parenti più prossimi (“parti coinvolte”) la possibilità di ricevere l’assistenza psicologica.

Johannes Agterberg

Fonti consultate: Sito ufficiale del governo belga e sito LEIF – Forum di Esperienza Fine-Vita

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