Il Centro Esperienza Eutanasia è stato costituito nel 2012 per assistere malati che vista la loro condizione di salute, potrebbero accedere all’eutanasia ma il medico curante non è disposto ad aiutare il paziente per motivi ideologici oppure il caso è molto complesso tale che il medico curante non è in grado di valutarlo. Il Centro risponde anche a domande da medici su casi particolari ed eventualmente li assiste nella valutazione delle richieste di eutanasia. Collabora inoltre alla formazione di medici SCEN (Supporto e Consulenza Eutanasia Paesi Bassi), un gruppo di medici specializzati nella valutazione delle richieste di eutanasia.

Nel periodo 1° settembre 2019 – 31 agosto 2020 sono ricevute 2.790 richieste contro 2.564 per l’anno solare 2018, 11 percento in più, le richieste accolte sono state 848 contro 727 in 2018, un incremento di 17 %, incrementi in linea con le previsioni nonostante uno stop di sei settimane nell’accogliere le richieste di pazienti. Quindi la pandemia non ha avuto influenza sull’attività del Centro. Lo stesso vale per le segnalazioni ricevute dalla Commissione di Controllo Eutanasia che riguarda tutto il paese.   

Considerando la maggiore attenzione del pubblico ministero per i casi complessi di eutanasia, il Centro ha dedicato più tempo all’analisi delle richieste pervenute da pazienti. Anche le richieste d’informazione da medici, specialmente nei casi complessi, sono incrementate per la stessa ragione.

La suddivisione delle richieste ricevute e quelle accolte è la seguente:

Natura dell’affezione

N. richieste ricevute

In % del totale

N. richieste accolte

In % del totale

In % delle richieste ricevute

Nessuna diagnosi

36

1

0

N.a.

N.a.

Combinazione di affezioni

358

13

103

12

29

Altre somatiche

501

18

207

25

41

Tumore

512

19

215

26

42

Demenza

286

10

104

12

36

Psichiatriche

751

27

63

7

8

Accumulo di affezioni della vecchiaia 

346

12

156

18

45

Totale

2.790

100

848

100

30

 Le cifre di questi 12 mesi sono in linea con quelle degli anni precedenti.

Delle richieste di eutanasia accolte 30% è applicato da medici del Centro e il 70% dai medici curanti.

Circa 18% dei richiedenti eutanasia muore in modo diverso. Per esempio: perché la richiesta è ricevuta troppo tardi per permettere al Centro una valutazione completa. In tal caso, quando si tratta di malati di tumore, si applica sovente la sedazione palliativa,

Circa 19% dei richiedenti ritira la richiesta. Il confronto con la concretizzazione del desiderio di morire può fare venire meno detto desiderio in quello specifico istante.

Per circa 16% delle richieste non sono stati rispettati i criteri di accuratezza previsti dalla legge e per 17% la richiesta non può essere accolta per altri motivi.

Dall’analisi del perché il medico curante non accoglie una richiesta di eutanasia risulta che:

  • Per 37% si tratta di dubbi per quanto riguarda i criteri di accuratezza;
  • Per 31% si tratta di ragioni ideologiche o personali (Attenzione: si tratta quindi di circa 860 casi che vanno comparati con il totale di casi di eutanasia in un anno nei Paesi Bassi cioè circa 6.200 quindi si tratta di circa 14%. La conclusione è che l’obbiezione di coscienza è un fenomeno limitato).
  • Per 23% si tratta di mancanza di esperienza per quanto riguarda il caso specifico;
  • Per 5% la relazione con il paziente;
  • Per altri motivi 4%.

Il Centro opera con 72 squadre ambulanti, distribuite su tutto il paese, composte di un medico, un infermiere e uno specialista dove necessario. Questa distribuzione permette che il malato può morire a casa, desiderio di quasi 80% dei malati che vogliono morire dignitosamente attorniato dai loro cari.

Johannes Agterberg, 14 ottobre 2020

Fonti:              Sito Centro Esperienza Eutanasia:

Libro Libertà di decidere – fine-vita volontario in Olanda di Johannes Agterberg (editore NewPress S.r.l. Cermenate – CO)      

Come stabilito dalla legge l’Ufficio di Stato della Medicina Legale ha emesso il sommario annuale dei casi segnalati di prescrizioni di medicinali letali a pazienti che ne hanno fatto richiesta per morire in modo dignitoso, durante il periodo 1° agosto – 31 dicembre 2019.

La legge è stata approvata il 12 aprile 2019 ed è entrata in vigore dal 1° agosto 2019. Il numero delle segnalazioni è molto basso come vedremo in seguito. Le cause sono il breve periodo di osservazione e il fatto che la legge non è ancora molto conosciuta tra la popolazione e le incertezze iniziali dei medici curanti, fattori che si è anche visti in altri Stati e paesi dopo la legalizzazione dell’eutanasia e o l’assistenza al suicidio. Si vogliono alcuni anni prima che una legge di questa natura sia portata alla conoscenza dei cittadini e che i dubbi dei medici siano rimossi.

Dodici sono i casi segnalati, ugualmente divisi tra uomini e donne, undici bianchi e un asiatico, nove con la laurea breve o superiore, sette malati di cancro e tre di malati degenerative (SLA), l’età media 71 anni e dieci persone sono decedute a casa.

Anche se i numeri sono limitati le tendenze sono in linea con quanto visto in altri stati federali e paesi.

La proposta di legge presentato nello Stato Massachusetts’ ricalca in grande linea quella in vigore nel New Yersey. Per il contenuto si rimanda a detta proposta, descritta nel punto precedente.

Johannes Agterberg – 16 agosto 2020

È stato presentato il comunicato stampa che riguarda la relazione della Commissione Federale di Valutazione e Controllo Eutanasia (La Commissione) con i dati dell’eutanasia per l’anno 2019. Un’analisi dettagliata di detti dati sarà pubblica della relazione biennale (2018 e 2019) della Commissione, che sarà pubblicata in seguito.

Leggero incremento delle segnalazioni e natura dei casi
Nell’anno 2019 c’è stato un leggero incremento del numero di segnalazioni di eutanasia ricevute dalla Commissione: da 2.357 nel 2018 a 2.655 nel 2019 (più 11,6%%).
Seguono alcuni dettagli sulla natura dei casi:

  • Lingua: fiammingo: 2.053 (77,3), 602 (22,7%)
  • Sesso: donna: 1.254 (47,2%), uomo: 1.401 (52,8%);
  • Metodo: In Belgio è consentito solo l’eutanasia.
  • Natura dell’affezioni: tumori: 1.659 (62,5%), affezioni del sistema nervoso (SLA, Parkinson): 231 (68,7), affezioni del cuore e dei polmoni (non causato da un tumore): 175 (6,6%), combinazione di affezioni: 460 (17,3%), affezioni psichiatriche e demenza: 49 (1,8%), altre affezioni: 81 (3,0%). Questo quadro non si scosta sostanzialmente dalla situazione olandese (vedi il mio articolo del 27 aprile 2020.
  • Natura della sofferenza: fisico e psichico: 2.199 (82,8%), solo fisico: 341 (12,8%), solo psichico non da confondere con affezioni psichiatriche) 115 (4,3%).
  • Età: minori 1, da 18 a 29 anni: 7 (0,3%), da 30 a 39 anni: 31 (1,2%), da 40 a 49 anni; 65 (2,4%), da 50 a 59 anni: 220 (8,3%), da 60 a 69 anni: 532 (20%), da 70 a 79 anni: 755 (28,4%), da 80 a 89: 739 (27,8%), da 90 anni in poi: 305 (11,5%).
  • Medico segnalante: Medico di famiglia: 840 (31,6%), specialista: 906 (34,1%%), specialista palliativista: 204 (7,7%), medici appartenenti a LEIF/EOL (centri specializzati nell’applicazione dell’eutanasia): 705 (26,6%).
  • Stato della malattia: Terminale 2.207 (83,1%), Non terminale 448 (16,9%).

Luogo del decesso: Abitazione: 1.164 (34,8%), ospedale: 1.016 (38,3%), case di riposo e di cura: 422 (15,9%), altri: 53 (2,0%).
Nessun caso di violazione dei requisiti richiesti dalla legge era di una tale gravità chiedendo il rinvio al Pubblico Ministero.

I decessi in seguito all’eutanasia di malati psichiatrici e dementi nel 2018 erano 57 (2,4%). La diminuzione nel 2019 mostra la prudenza dei medici nell’applicazione dell’eutanasia per questa categoria di malati, segno che del pendio scivoloso non c’è l’ombra.

Johannes Agterberg     6 maggio 2020

È stata presentata la relazione per l’anno 2019 della Commissione Regionale di Controllo Euthanasia (la Commissione). 
Il 17 aprile 2020 la relazione della Commissione Regionale di Controllo Eutanasia (La Commissione) è stata presentata al Ministro della Sanità, il Benessere e lo Sport e al Ministro di Giustizia

Discussione sociale
Il dibattito sociale del 2019 si è concentrata in particolare sull’interpretazione delle richieste di pazienti con demenza avanzata e di pazienti con disturbi psichiatrici. Questi disturbi costituiscono, anche in 2019, una quota molto ridotta (68 casi – 1%) delle richieste di eutanasia. 168 sono stati i pazienti con affezioni degenerative mentali (demenza) di cui I casi di eutanasia per demenza avanzata erano due.
Un processo penale che ha sollevato molto clamore nel 2019, era l’accusa a un medico geriatrico. Nel 2016 la Commissione aveva giudicato che il medico non aveva applicato correttamente i requisiti di accuratezza nel concedere l’eutanasia a un paziente in avanzato stato di demenza. Più precisamente, secondo la Commissione, la dichiarazione di volontà non era chiara. Il medico controbatteva che aveva interpellato i familiari per ottenere la conferma del desiderio del paziente. Il pubblico ministero faceva propria la decisione della Commissione. Il Tribunale poi condannava il medico perché avrebbe dovuto chiedere al paziente, prima dell’applicazione dell’eutanasia, la conferma della sua volontà.
In 2020 la Corte di Cassazione ha assolto il medico, il Procuratore Generale ha presentato cassazione alla Corte Suprema nell’interesse della legge del 2002, con lo scopo di ottenere il chiarimento sulla validità della dichiarazione di volontà, redatta in tempi non recenti, nel caso che il paziente si trova nell’impossibilità di esprimersi circa la conferma del suo desiderio.

Leggero incremento delle segnalazioni e natura dei casi
Nell’anno 2019 c’è stato un leggero incremento del numero di segnalazioni di eutanasia ricevute dalla Commissione; dal 6.126 nel 2018 a 6.361 nel 2019 (più 3,8%). Ma 3,2% meno del 2017 con 6.585 casi.
L’eutanasia rappresenta il 4,2% del numero totale di decessi nel 2019.
Seguono alcuni dettagli sulla natura dei casi:

  • Sesso: donna: 2.952 (48%), uomo: 3.309 (52%);
  • Metodo: fine-vita volontario su richiesta (eutanasia): 6.092 (95,8%), assistenza al suicidio: 245 (3,9%) e una combinazione dei due metodi – 24 (0,4%);
  • Natura dell’affezioni: tumori: 4.100 (64,6%), affezioni del sistema nervoso (SLA, Parkinson): 408 (6,4%), affezioni del cuore e dei polmoni (non causato da un tumore): 251 (3,9%), combinazione di affezioni: 846 (13,3%), accumulo di malanni della vecchiaia: 172 (2,7%), affezioni psichiatriche: 68 (1,0%), demenza: 162 (2,5%), altre affezioni: 167 (2,7%).
  • Età: da 18 a 30 anni: 15 (0,2%), da 31 a 40 anni: 45 (0,7%), da 41 a 50 anni; 163 (2,5%), da 51 a 60 anni: 587 (9,2%), da 61 a 70 anni: 1.336 (21,0%), da 71 a 80 anni: 2.083 (32,7%), da 81 a 90: 1.628 (25,6%), da 91 in poi: 504 (7,9%), nessuna segnalazione per  minori tra 12 e 17 anni.
  • Medico segnalante: Medico curante: 5.290 (83,2%), specialista geriatrico: 269 (4,2%), specialista ospedaliero: 361 (5,7%), altri medici tra cui quelli appartenenti al Centro Esperienza Eutanasia: 441 (6,9%);
  • Luogo del decesso: Abitazione: 5.098 (80,2%), hospice: 480 (7,5%), case di riposo: 504 (7,9%), ospedale: 178 (2,8%), altri: 101 (1,6%).
    Per quanto riguarda le segnalazioni per demenza, 71 casi (44%) riguardavano pazienti tra 80 e 90 anni.
    Per 34 casi si trattava di duo-euthanasie (17 copie). In questa situazione per ogni paziente è stata effettuata la procedura prevista dalla legge, accertando quindi il rispetto dei requisiti di accuratezza.
    Considerando la complessità di alcuni casi sovente il medico che applica l’eutanasia è collegato al Centro Esperienza Eutanasia. Il compito del Centro è, oltre al supporto e l’informazione a medici curanti, l’intervento diretto nell’applicazione dell’eutanasia. Anche i medici che per ragioni ideologiche non applicano l’eutanasia oppure non vogliono intervenire quando si tratta di pazienti non (ancora) nello stato terminale (circa 20% dei medici olandesi), rimandano i loro pazienti a detto Centro.Capita anche che il paziente o la sua famiglia cercano contattano direttamente con il Centro.
    Per quanto riguarda la complessità dei casi, in 2019 il Centro è intervenuto per
  • pazienti psichiatrici in 52 casi (76,4%);
  • pazienti dementi in 84 casi (51,9%)
  • pazienti che soffrono di un accumulo di affezioni in 88 casi (51,1%).
    In totale i medici collegati al Centro sono intervenuti 904 volto contro 726 nel 2018 (più 24,5%).
    Casi non conformi ai requisiti di accuratezza
    In più occasioni alcune testate italiane hanno pubblicate notizie fuorviante per quanto riguarda i casi di eutanasia in Olanda non effettuati secondo i requisiti fissati dalla legge. Per tale scopo ritengo necessario approfondire i quattro casi (su 6.361 – 0,06%), dove la Commissione ha giudicato che il medico non ha rispettato uno o più requisiti di accuratezza. Detti requisiti, stabiliti dalla legge del 2002 – articolo 2, sono:
    • deve trattarsi di una richiesta volontaria, consapevole, incondizionata e ben ponderata del paziente;
    • deve trattarsi di una sofferenza insopportabile, senza alcuna speranza di miglioramento per il paziente;
    • il medico abbia informato il paziente della situazione clinica in cui si trovava e sulle prospettive che ne derivano;
    • il medico e il paziente devono giungere alla convinzione che per la situazione in cui il paziente si trova non vi è alcun’altra soluzione;
    • deve essere consultato almeno un altro medico indipendente, non coinvolto nella cura del paziente;
    • l’eutanasia e l’assistenza al suicidio devono essere attuati in maniera scrupolosa dal punto di vista medico.
      1) Il consulente deve vedere il paziente (giudizio 2019-12);
      Si trattava di una donna tra 70 e 80 anni. Aveva avuta una grave emorragia celebrale, era paralizzata da un lato, con afasia che non le permetteva di comunicare. La donna soffriva in modo insopportabile. La guarigione non era possibile. La condizione nella quale versava la donna, era quella prevista nella sua richiesta di eutanasia, confermata nella sua dichiarazione di volontà.
      Il consulente, interpellando il personale medico curante dell’ospedale, aveva concluso che una visita del paziente non aveva senso visto l’impossibilità di comunicare con la donna. L’informazione ricevuta dal medico curante e la chiarezza della dichiarazione di volontà per il consulente erano sufficiente come base per la sua relazione. Secondo la Commissione una visita sarebbe stata utile per rafforzare la conferma della condizione gravissima nella quale versava la donna. Nel giudizio la Commissione conferma detta tesi e stabilisce che gli altri requisiti di accuratezza sono stati rispettati.
      2) Consultazione di un consulente indipendente anche se due psichiatri indipendenti sono stati consultati (giudizio 2019-15): 
      Una donna tra 70 e 80 anni, a causa di esperienze traumatiche in giovane età, era affetta di diverse affezioni psichiatriche. Dopo anni di trattamenti la donna non era più in grado di lottare e si sentiva impotente. Provava la sua esistenza di poco valore e voleva morire in modo dignitoso. Il medico di famiglia ha interpellato due psichiatri che hanno giudicato la donna capace di intendere e volere e uno confermava l’insopportabilità delle sue sofferenze. Il medico di famiglia aveva chiesto a uno dei consulenti anche un parere che nell’ambito della legge l’eutanasia nel caso specifico era legale. La risposta del consulente non indicava che i requisiti di accuratezza erano soddisfatti. Per questa ragione il medico avrebbe dovuto interpellare un terzo consulente. Il medico ribatteva che ormai la donna non sopportava più visite di psichiatri e infatti dopo la visita del primo consulente-psichiatra la condizione mentale della donna era ulteriormente peggiorata e ancora di più dopo la visita del secondo consulente-psichiatra. Il medico era convinto che una terza visita, puramente formale, era una sofferenza inutile per la donna. Pur riconoscendo il fatto che il medico ha preso carico di un caso molto complesso e il modo coscienzioso del rapporto con la donna, tuttavia la Commissione è del parere che lo specifico requisito non è stato rispettato mentre gli altri sì.
      3) Un altro medico ha chiesto l’intervento di un consulente, il medico curante non ha letto la sua relazione (giudizio 2019-03);In principio il medico curante deve consultare e/o leggere almeno la relazione del consulente. Il medico di famiglia e lo psichiatra che aveva in trattamento il paziente avevano concordato già molto prima dell’applicazione dell’eutanasia, che il medico di famiglia l’avrebbe applicata perché lo psichiatra non aveva esperienza per applicare l’ago di infusione. Lo psichiatra aveva chiesto l’intervento del consulente che poi aveva inviato la sua relazione allo psichiatra. Il medico di famiglia si è basato sull’informazione verbale dallo psichiatra che il consulente ha confermato nella sua relazione che i requisiti di accuratezza erano rispettati e non ha letto lui stesso detta relazione. La Commissione ha giudicato che per quanto riguarda la consultazione il medico di famiglia non ha rispettato detto specifico requisito di accuratezza.
      4) Il medico non ha applicato l’eutanasia secondo la scrupolosità professionale (giudizio 2019-57).

      Si tratta di un caso di assistenza al suicidio. Una donna tra 70 e 80 anni è stato diagnosticato, tre mesi prima del decesso, di un tumore allo stomaco. Il medico di famiglia ha accertato che la sofferenza era insopportabile e non esistevano prospettive di guarigione, parere confermato dal medico consulente. Dopo avere dato il mezzo letale liquido alla donna che poi l’ha bevuto, il medico ha lasciato il paziente solo con il figlio. Sia le direttive della Società Reale Olandese per la Promozione della Medicina (KNMG) sia le direttive della Commissione (Euthanasie Code 2018) richiedono che il medico deve essere presente fino al decesso del paziente anche se questo può comportare una presenza di alcune ore.  La tesi del medico era che ha rispettato il desiderio della donna di rimanere solo con il figlio. Ha osservato la paziente da un altro locale fino al punto che il respiro della donna non era più percettibile e è tornato allo studio senza accertare il decesso della donna. Solo dopo la telefonata del figlio che la mamma era morta, è tornato per accertare il decesso e informare il patologo comunale. La Commissione ha osservato nel suo giudizio che soprattutto nell’assistenza al suicidio esiste il pericolo di complicazioni come per esempio il vomito della bevanda. In quel caso è necessario l’intervento immediato del medico. Per tale ragione la Commissione ha giudicato che uno specifico requisito non è stato rispettato, mentre gli altri sì.

      Detti giudizi sulla non-accuratezza sono inviati al Pubblico Ministero che decide di aprire un’indagine o meno.  Per il momento ciò non risulta.

      Fine-vita volontario in Olanda – per chi ne vuole sapere di più.
      In 2018 la Commissione ha pubblicato il “Euthanasie Code 2018”. Riguarda le direttive che i medici e altri operatori sanitari devono rispettare nell’applicazione dell’eutanasia e l’assistenza al suicidio. Fornisce informazioni interessanti sul funzionamento della Commissione, sull’interpretazione dei requisiti di accuratezza e sulle situazioni specifiche come le malattie psichiatriche, la demenza, i minori, l’importanza della dichiarazione di volontà (bio-testamento), la vita compiuta e la sedazione profonda. Ho ritenuto opportuno di tradurre dette direttive, integrandole dove necessario per una maggiore comprensione. Il libro è stato pubblicato in 2019 dalla New Press di Cermenate (CO).
      Un mio studio approfondito sul fine-vita in Olanda è stato pubblicato in 2017 dallo stesso editore con il titolo “Libertà di decidere – fine-vita volontario in Olanda”.

      Johannes Agterberg – 27 aprile 2020

Recentemente l’Ufficio Centrale di Statistica olandese (il CBS) ha pubblicato uno studio sul tema “Concezioni sull’eutanasia” (Opvattingen over euthanasie). Un riassunto dello studio è stato pubblicato anche in Italia. Per integrare detta informazione descrivo in seguito alcuni aspetti particolari per meglio comprendere i risultati di detto studio.
L’eutanasia era uno dei temi dello studio, effettuato nel 1° trimestre del 2018, con lo scopo di ottenere un quadro dei sentimenti e punti di vista della società civile, secondo percezioni, opinioni e posizioni dei residenti Olandesi. 3.625 persone da 18 anni in poi hanno partecipato.
87% degli intervistati è a favore dell’eutanasia in certe circostanze. La composizione è la seguente: atei e agnostici 98%, cattolici 91%, protestanti progressisti 83%, protestanti conservatori 65% e islamiti 43%.
Si nota dai dettagli che più alta è la formazione scolastica più alta è la percentuale dei favorevoli.
97% degli intervistati che sono venuti in contatto nel loro ambiente con l’eutanasia è a favore, percentuale che scende a 84% per chi che non ha avuto un’esperienza diretta. Risulta che 23% della popolazione indica che nel cerchio dei familiari, amici e conoscenti qualcuno è deceduto in seguito all’applicazione dell’eutanasia, 38% ha avuto esperienze con la sedazione terminale, 25% con (tentativi) di suicidio e 37% non ha esperienza.
54% dei favorevoli s’immagina di chiedere eutanasia, mentre 19% non lo farebbe e 27% non si è espresso.
Detto percentuale del 54% diminuisce a secondo l’orientamento religioso, il minor livello di educazione e del background occidentale.
Per quanto riguarda la possibilità per il medico di rifiutare l’eutanasia 38% è contrario, 40% è d’accordo e 22% non si esprime. Anche in questo caso le percentuali variano a secondo l’orientamento religioso, il livello di educazione, l’età e del background occidentale. 80% degli “accordo” sono però del parere che il medico deve rimandare il paziente ad un suo collega. Più esperienza un intervistato ha con l’eutanasia, suicidi o le cure palliative terminali più è contrario al rifiuto di un medico.
Sono chiesti i pareri su situazioni particolari e spesso complesse con il seguente risultato:
 Demenza avanzata: a favore 80% contrario 11% nessuna opinione
9%
 Affezioni psichiatriche gravi 73% 12% 15%
 Bambini con affezioni gravi 75% 12% 13%
 Stanchezza di vivere 55% 32% 13%
Per quanto riguarda la stanchezza di vivere solo 10% è del parere che la società ha fallito, 51% non condivide quest’opinione. Una risposta che contra dice le posizioni di certi giornali italiani conservatori che sostengono che la mancanza di cure adeguata è la causa di una richiesta di eutanasia. La percentuale del 51% sale per le persone che hanno avuto esperienza con l’eutanasia e il suicidio. 36% dei “favorevoli” ritiene che l’eutanasia debba essere possibile a prescindere dall’età, 51% invece ritiene che debba dipendere dall’età, anche se non c’è consenso da quale età in poi.
Residenti di origini non occidentali specialmente asiatici e africani sono decisamente meno favorevoli per l’eutanasia soprattutto per malati psichiatrici 38% e per persone stanche di vivere 25%.
Anche in questo caso la lezione più importante da trarre non riguardano le virtù, i difetti, i pericoli e le prospettive del modo in cui gli olandesi hanno scelto per legalizzare l’interruzione della vita su richiesta, né i problemi che hanno riscontrato nel raggiungere un controllo efficace, ma la qualità della discussione pubblica.
Forse non è sempre così profonda come uno vorrebbe. Però in nessun'altra parte del mondo queste questioni sono state e sono tuttora discusse in modo così aperto, sistematico, sereno e ponderato e con una tale mancanza di rigidità ideologica e religiosa come nei Paesi Bassi. Altri paesi possono scegliere altre vie, ma difficilmente riescono a ignorare l'esperienza olandese, se non affrontando il dibattito pubblico e politico con modestia, apertura mentale, trasparenza e rispetto.
Finisco con una domanda: perché l’ISTAT non fa uno stadio analogo a quello olandese? Forse perché qualche istituzione non vuole che la visione reale degli italiani sulle questioni di fine-vita sia portata alla luce?


Johannes Agterberg, 8 dicembre 2019

Fonte: CBS Statistische trends – Opvattingen over euthanasie – 2019

Recentemente Le Commissioni di Controllo Eutanasia olandese (le Commissioni) hanno pubblicato il rapporto sull’attività svolta durante 2018.
Le segnalazioni ricevute dai medici sono state 6.126, numero leggermente inferiori (4,4%) a quello del 2017 (6.585), interrompendo il trend dell’incremento continuo da quando la legge è entrata in vigore. Sono iniziate analisi delle cause della diminuzione.
Considerando l’attenzione nei media per il decesso della ragazza olandese Noa Pothoven, si nota che nel 2018 i casi di eutanasia in Olanda di malati psichiatrici, secondo il rapporto delle Commissioni, erano 67 su un totale di 6.585 segnalazioni (4% dei decessi avvenuti in quell’anno o sia 153.328) quindi 1%, mentre le richieste accolte per demenza erano 166 (2,4%), di cui 164 in fase iniziale della malattia e 2 nella fase avanzata. Ho letto il giudizio della Commissione su questo due casi. I medici hanno deciso di accogliere la richiesta alla presenza di una dichiarazione di volontà scritta, redatta dal malato quando aveva ancora la piena capacità di intendere e volere.
In seguito ad un’interrogazione parlamentare il Centro ha iniziato uno studio dei dossier di casi di eutanasia per malattie psichiatriche per il periodo 2012 – 2018, per conoscere i retroscena delle richieste di eutanasia.
Altre informazioni:

  • Le segnalazioni per eutanasia sono state 898 e 212 segnalazioni per l’assistenza al suicidio:
  • La natura della malattia, oltre a quella mentale già menzionata: tumori 4013, altre affezioni non causate da tumori, sistema nervoso 382, cuore e arterie 231, polmoni 189, accumulo di malanni della vecchia (fisiche e psichiche) 205.
  • Luogo del decesso: casa 4919, hospice 491, casa di cura ecc. circa 640;
  • Gender; donna 2935, uomo3191,
  • Età: da 12 al 30 anni: 25, da 31 a 40 anni: 43, da 41 a 50 anni: 181, da 51 a 60 anni: 574, da 61 a 70 anni; 363, da71 a 80 anni: 1.986, da 81 a 90 anni: 1.442, oltre 90 anni; 512.

Sono state accolte le richieste di 3 minori (tra 16 e 18 anni). Ho letto i giudizi espressi dalle Commissioni su questi tre casi. In due casi si trattava di pazienti con rare forme di tumore e un caso di un’affezione neurologica. Le sofferenze erano insopportabili e non esistevano prospettive di miglioramento. Come richiesta dalla legge i genitori erano coinvolti e hanno accolto il desiderio del(la) figlia/o di terminare le loro sofferenze.
Il Centro fine-vita (non è una clinica nel senso fisico) è specializzato nella valutazione di casi complessi come per esempio una malattia psichiatrica e applica l’eutanasia con l’impegno di uno dei suoi team composto con medici, specialisti della natura della malattia del richiedente, oppure assiste il medico durante il processo di accoglimento della richiesta.
Durante il 2018 il Centro ha avuto 2.564 richieste di eutanasia (2017 – 2.487) dalle quali 727 o 28% (2017 – 747 30%) sono accolte.
1153 (45%) richieste riguardavano le malattie psichiche (psichiatriche, demenza e l’accumulo dei malanni della vecchiaia che spesso comprendono un elemento psichico), dalle quali 240 (32%) sono state accolte. Segno della prudenza che i medici osservano prima di raccogliere una richiesta.
Un accenno all’argomento usato dai fautori contro l’eutanasia: il pendio scivoloso.
Negli ultimi anni non è mai stata presentata una denuncia da familiari o terzi poiché un medico ho applicato l’eutanasia o l’assistenza al suicidio senza il consenso del malato. Negli anni 2017 e 2018 (su un totale di 12.711 segnalazioni) 18 casi sono stati trasmessi alla Procura della Repubblica, di cui(al fine marzo 2019) 15 denunce sono state archiviate e 3 sono ancora sotto esame. Pende la denuncia del 2016 di un medico che avrebbe applicato l’eutanasia a un malato in fase avanzata di Altzheimer. Al medico è stato rimproverato di avere applicato l’eutanasia in conformità a una dichiarazione di volontà che non indicava chiaramente che l’eutanasia avrebbe potuto essere concessa nella condizione specifica di salute del paziente.
Ho analizzato inoltre tanti giudizi delle Commissioni di Controllo Eutanasia ma non ho trovato un caso dico uno che ha l’indicazione che potrebbe trattarsi del pendio scivoloso.
I rapporti annuali delle Commissioni sono disponibili oltre all’olandese nelle lingue inglese, francese, spagnolo e tedesco.
Per l’anno 2018 le traduzioni sono in corso (sito www.euthanasiecommissie.nl).

Johannes Agterberg,  10 giugno 2019

Il Centro di fine Vita  (dal 1 gennaio 2020 si chiama Centro Esperienza Eutanasia) è stato costituito per assistere malati che vista la loro condizione di salute, potrebbero accedere all’eutanasia ma il medico curante non è disposto ad aiutare il paziente per motivi ideologici oppure il caso è molto complesso tale che il medico curante non è in grado di valutarlo. Il Centro risponde anche a domande da medici su casi particolari e eventualmente li assiste nella valutazione delle richieste di eutanasia.

Nel 2018 sono ricevuti 2.564 richieste contro 2487 dell’anno precedente, 3 percento in più. Sembra che la situazione si sta stabilizzando. Le richieste accolte sono state 727 contro 747 in 2017, una diminuzione di 3%. Considerando la maggiore attenzione del pubblico ministero per i casi complessi di eutanasia, il Centro ha dedicato più tempo all’analisi delle richieste pervenute da pazienti. Anche le richieste d’informazione da medici, specialmente nei casi complessi, sono incrementate per la stessa ragione.

Le richieste di malati mentali, psichiatrici e anziani che soffrono di un multiplo di malattie, per se non terminali, rappresentano 45% e 32% delle richieste accolte. Le altre richieste accolte riguardano malati di tumori e altre malattie somatiche.

Il Centro opera con 68 squadre ambulanti, distribuito in tutto il paese, composte di un medico, un infermiere e uno specialista dove necessario. Questa distribuzione permette che il malato può morire a casa, desiderio di quasi 80% dei malati che vogliono morire dignitosamente attorniato dai loro cari.

Johannes Agterberg , 15 aprile 2019

La legge C 14 approvata il 17 giugno 2016, che legalizza il suicidio medicalmente assistito (medical assistance ˝in dying – MAID), e stata introdotta gradualmente nelle legislazioni delle varie province del paese ad eccezione dello stato di Nova Scozia.
Dall’introduzione della legge i casi segnalati sono in continuo aumento fino a raggiungere 4.235 in 2018 (2017 – 2.704 casi – + 57%). L’incremento del numero di casi è a mio avviso da attribuire a una maggiore conoscenza della legge, com’è accaduto nei paesi come Olanda e Belgio nei primi anni dopo la legislazione.
La legge prevede all’articolo 241.2 paragrafo 2, che solo persone che si trovano in una condizione di sofferenze intollerabile e che la morte naturale è ragionevolmente prevedibile anche senza una diagnosi che indica il momento preciso del decesso.
In pratica per i malati con sofferenze prevalentemente psichiche, senza che la malattia è terminale, non hanno accesso al MAID.
Non è che il governo, al momento dell’approvazione della legge, era ignaro di questa situazione. Infatti, la legge prevede un riesame indipendente per le misure che riguardano minori maturi, richieste anticipate e malattie mentali come segue.
Articolo 9,1:

  1. Il Ministro di Giustizia e il Ministro della Sanità devono, non oltre 180 giorni dall’approvazione della legge, iniziare un esame indipendente di questioni che riguardano richieste di minori maturi per il MAID, di richieste anticipate, e richieste dove la malattia mentale è l’unica condizione sottostante.
  2. Il Ministro della Giustizia e il Ministro della Sanità devono, non più tardi di due anni dalla data dell’inizio del riesame, portare all’attenzione del Parlamento, una o più relazione riguardante il riesame comprendente le conclusioni e le raccomandazioni.
    Se mantengono la scadenza, il risultato del riesame sarà disponibile entro breve.

Johannes Agterberg

Comunicato stampa Commissioni regionali di controllo eutanasia (in Olanda)

 Nel 2017 le Commissioni Regionali di Controllo Eutanasia hanno ricevuto 6.585 segnalazioni eutanasia (1916:6091). Il 99,8% è stato valutato come “accurato” (2016: 99,9%). Nel 2017, 150.027 persone sono decedute nei Paesi Bassi (1916: 148.973). Nel 4,4% dei decessi è stata applicata l’eutanasia (2016: 4,0%).

La crescita è paragonabile agli anni precedenti.

Quasi il 90% dei casi riguarda pazienti affetti da cancro senza prospettive di guarigione, disturbi del sistema nervoso (come Parkinson, SM, SLA), malattie cardiovascolari, malattie polmonari o una combinazione di questi. Il maggior numero di segnalazioni di eutanasia riguarda la fascia di età 70-80 anni – 2.002 segnalazioni (30,4%), seguita dalla fascia di età 80-90 anni, – 1.634 segnalazioni (24,8%) e 60-70 anni, con 1.405 segnalazioni (21,3%).

Demenza

In tre casi i pazienti si trovavano in uno stadio di demenza più o meno avanzato in cui la dichiarazione di volontà, fatta prima del verificarsi della degenerazione cognitiva, ha avuto un ruolo importante nell’accertare la volontà del paziente. Per altre 166 segnalazioni l’inizio della manifestazione della demenza era la causa della sofferenza.

Disturbi psichiatrici e accumulo di disturbi della vecchiaia

In 83 casi il paziente soffriva in un disturbo psichiatrico. In 293 casi la sofferenza insopportabile e la mancanza di prospettive erano provocate da un accumulo di malattie della vecchiaia, come la cecità, la sordità, l’osteoporosi, artrite, problemi di equilibrio e declino cognitivo. Questi disturbi, spesso degenerativi, occorrono di solito nella vecchiaia.

Accuratezza

Il Presidente del coordinamento delle Commissioni Regionali Eutanasia sostiene che “Nonostante l’aumento del numero delle segnalazioni, la conclusione è che la pratica dell’eutanasia nei Paesi Bassi è applicata in modo molto cauto. I medici rispettano scrupolosamente la legge”.

Il Code of Practice (Codice delle Norme), l’insieme di direttive per medici, farmacisti e collaboratori sanitari è stato aggiornato e sarà pubblicato fra breve insieme con il Rapporto Annuale delle commissioni.

Traduzione Johannes Agterberg, 7 marzo 2018

Commento

Dai casi giudicati dalle Commissioni “non accurati”, quattro sono stati segnalati alla Procura. Si tratta di casi sempre complessi.

  • Nel primo caso il medico ha applicato l’eutanasia di una donna di 67 anni in uno stato di demenza avanzato basandosi sulla sua dichiarazione di volontà (testamento biologico). La donna aveva redatto detta dichiarazione anni fa. La Commissione giudicava che era insufficientemente chiaro se la donna aveva ancora detto desiderio al momento dell’applicazione dell’eutanasia. Inoltre non era certa l’insopportabilità delle sofferenze;
  • Nel secondo caso si trattava di una donna di 80 anni con diversi problemi di salute. Secondo la Commissione il medico non aveva sufficientemente accertato se esistessero altri trattamenti che avrebbero potuto migliorare la condizione del paziente:
  • Il terzo caso riguardava un settantenne sofferente di un tumore che era entrato in coma. Il medico curante ha applicato l’eutanasia in assenza di una dichiarazione scritta di volontà. N.B. Secondo la legge è anche prevista la dichiarazione orale.
  • Nel quarto caso il medico curante accettava troppo presto il desiderio di morie di una donna di ottant’anni che soffriva di enfisema polmonare. Il medico aveva proposto di aumentare la quantità di ossigeno e di farla trasferire in un appartamento a pianterreno per permetterla di uscire da casa più facilmente. La donna ha rifiutato dette soluzioni.

Da considerare che nel rapporto sulla valutazione della legge pubblicato in 2017, i redattori avevano consigliato di fare giudicare dalla giustizia casi complessi con lo scopo di aumentare la chiarezza dell’interpretazione della legge. A mio avviso le Commissioni hanno fatto proprio questa raccomandazione, chiedendo un parere dagli enti giudicanti. Non si tratta quindi del pendio scivoloso ma di una maggiore cautela delle Commissioni di Controllo.

Anche il Pubblico Ministero aveva attualizzato in 2017 le linee guida per eutanasia e assistenza al suicidio. E’ stato indicato più chiaramente che dedicherà più attenzione ai due criteri di accuratezza:

  • La ponderatezza e la volontarietà della richiesta di eutanasia;
  • Se la sofferenza del paziente sia insopportabile e senza prospettive.

Secondo il Procuratore Generale Rinus Otte non è però la causa che il numero di casi “non accurati” è salito. E nemmeno è certo che seguirà un procedimento penale. Abbiamo costatato che i medici operano in buona fede, esistono norme chiare di comportamento professionale, il medico ha una relazione empatica con il paziente e forma il suo giudizio. Ma deve essere chiaro che questo processo è svolto entro i confini della legge attuale.

Johannes Agterberg

Fonti: NRC-Handelsblad del 8 marzo 2018 e Trouw del 8 e 12 marzo 2018

È stata pubblicata la relazione delle Commissione Regionale di Controllo Eutanasia (la Commissione) per l’anno 2020.

Discussione sociale

Ha continuato Il dibattito sociale del 2020 sull’eutanasia di malati in stato avanzato di demenza.

Nella relazione per l’anno 2019 le Commissioni avevano auspicato una presa di posizione della Corte Suprema su un caso di un medico geriatrica che è puntualmente pubblicata nel 2020.

Nel 2016 la Commissione aveva giudicato che il medico non aveva applicato correttamente i requisiti di accuratezza nel concedere l’eutanasia a un paziente in avanzato stato di demenza. Più precisamente, secondo la Commissione, la dichiarazione di volontà non era chiara. Il medico controbatteva che aveva interpellato i familiari e operatori sanitari per ottenere la conferma del desiderio del paziente. Il pubblico ministero faceva propria la decisione della Commissione. Il Tribunale poi condannava il medico perché avrebbe dovuto chiedere al paziente, prima dell’applicazione dell’eutanasia, la conferma della sua volontà. Ha anche considerato che la somministrazione di un sonnifero, prima dell’applicazione dell’eutanasia non è una buona pratica medica.

In 2020 la Corte di Cassazione ha assolto il medico, il Procuratore Generale ha presentato cassazione alla Corte Suprema nell’interesse della legge del 2002, con lo scopo di ottenere il chiarimento sulla validità della dichiarazione di volontà, redatta in tempi non recenti, nel caso che il paziente si trova in seguito nell’impossibilità di esprimersi circa la conferma del suo desiderio.

La sentenza della Corte Suprema stabilisce:

  1. Quando una dichiarazione di volontà di un malato, con il progredire della malattia è incapace, non è del tutto inequivocabile, non deve essere interpretato solo in base alla sua formulazione“ della richiesta ma devono essere considerate altre circostanze da cui possono essere dedotte le intenzioni del paziente. Esiste quindi uno spazio per l’interpretazione di una richiesta” secondo la Corte Suprema.
  2. La premedicazione può, secondo la decisione successiva della Corte, essere considerato, in certe circostanze, un atto medico accurato “Durante l’applicazione dell’interruzione della vita il medico deve tener conto con un possibile comportamento irrazionale o imprevedibile del paziente. Può essere la ragione per la somministrazione di una premedicazione”.
  3. Sulla questione se è necessario la consultazione con un paziente incapace al momento e il modo dell’applicazione dell’eutanasia, prima della sua realizzazione, la Corte Suprema ha confermato la sentenza della Corte di Cassazione e cioè “una tale conversazione non solo sarebbe privo di senso, perché al paziente mancava la comprensione di questi argomenti, ma potrebbe causare ulteriori agitazioni e irrequietezza”.

In base alla suddetta sentenza le Commissioni hanno aggiornato le linee guida per i medici che applicano l’eutanasia e l’assistenza al suicidio (EuthanasieCode2018 – vedi in seguito).

I casi segnalati alle Commissioni, dove un medico ha applicato l’eutanasia di un paziente incapace, basandosi sulla dichiarazione di volontà scritta, sono pochi. Su 6.938 casi nel 2020 solo due.

Incremento delle segnalazioni e natura dei casi

Nell’anno 2020 c’è stato incremento del numero di segnalazioni di eutanasia ricevute dalle Commissioni; dal 6.361 nel 2019 a 6.938 nel 2020 (più 9,1%). L’eutanasia rappresenta il 4,1% (2019 – 4,2%) del numero totale di decessi nel 2020 (168.566).

Seguono alcuni dettagli sulla natura dei casi:

  • Sesso: donna: 3.376 (48,7%), uomini: 3.562 (51,3%);
  • Metodo: fine-vita volontario su richiesta (eutanasia): 6.705 (96,6%), assistenza al suicidio: 216 (3,1%) e una combinazione dei due metodi – 17 (0,3%);
  • Natura dell’affezioni: tumori: 4.480 (64,6%), affezioni del sistema nervoso (SLA, Parkinson): 458 (6,6%), affezioni del cuore e dei polmoni (non causato da un tumore): 286 (4,8%), combinazione di affezioni: 856 (12,3%), accumulo di malanni della vecchiaia: 235 (3,3%), affezioni psichiatriche: 88 (1,3%), demenza: 170 (2,5%), altre affezioni: 156 (2,2%). I casi segnalati di demenza avanzata sono 2, di cui un giudizio è descritto nel rapporto (caso 2020-88). Lo stesso per un caso di un malato psichiatrico (caso 2020-53).
  • Età: da 12 a 17 anni: 1, 18 a 30 anni: 22 (0,3%), da 31 a 40 anni: 49 (0,7%), da 41 a 50 anni: 178 (2,5%), da 51 a 60 anni: 608 (8,8%), da 61 a 70 anni: 1.452 (20,9%), da 71 a 80 anni: 2.320 (33,4%), da 81 a 90: 1.722 (24,8%), da 91 in poi: 586 (7,9%).
  • Medico segnalante: Medico curante – in genere il medico di famiglia: 5.715 (82,4%), specialista geriatrico: 243 (3,5%), specialista ospedaliero: 324 (4,7%), altri medici tra cui quelli appartenenti al Centro Esperienza Eutanasia: 656 (9,5%);
  • Luogo del decesso: Abitazione: 5.676 (81,8%), hospice: 475 (6.9%), case di riposo: 519 (7,5%), ospedale: 136 (2,0%), altri: 132 (1,9%).

Per quanto riguarda le segnalazioni per demenza, 62 casi (37,6%) riguardavano pazienti tra 80 e 90 anni e 62 casi (36,5%) tra 70 e 80 anni

Per 26 casi si trattava di duo-eutanasie (13 copie). In questa situazione per ogni paziente è stata effettuata la procedura prevista dalla legge, accertando quindi il rispetto dei requisiti di accuratezza.

Considerando la complessità di alcuni casi sovente il medico che applica l’eutanasia consulta il Centro Esperienza Eutanasia. Il compito del Centro è, oltre al supporto e l’informazione a medici curanti, l’intervento diretto nell’applicazione dell’eutanasia. Anche i medici che per ragioni ideologiche non applicano l’eutanasia oppure non vogliono intervenire quando si tratta di pazienti non (ancora) nello stato terminale (circa 20% dei medici olandesi), rimandano i loro pazienti a detto Centro. Capita anche che il paziente o la sua famiglia cercano contatto direttamente con il Centro.

Per quanto riguarda la complessità dei casi, in 2020 il Centro è intervenuto per

  • pazienti psichiatrici in 68 casi (77,3% dei casi segnalati in 2020
  • pazienti dementi in 81 casi (47,6%)
  • pazienti che soffrono di un accumulo di affezioni in 105 casi (44,7%).

In totale i medici collegati al Centro sono intervenuti 916 volto contro 904 nel 2019 (più 1,3 %).

La prudenza del Centro prima di accogliere una richiesta di eutanasia è provata dal rapporto tra richieste ricevute da malati psichiatrici – 708 (2019 n. 717) – e quelle accolte – 68 (2019 n. 62) -, in percentuali 9,6% rispettivamente 8,6%. Lo stesso concetto vale per malati di demenza. Nel 2019 sono state ricevute 236 richieste e accolte 96 (40%). Dati per 2020 non son ancora disponibili.

L’effetto COVID 19

Il COVID 19 ha influenzato notevolmente l’attività delle Commissioni. Comunque, grazie al home-working e maggiore digitalizzazione le Commissioni sono riuscite a mantenere la durata di 29 giorni tra il ricevimento della segnalazione e la pubblicazione del giudizio.

Tra altro è deciso, su richiesta della KNMG (Associazione Olandese dei Medici) che la consultazione del secondo medico, di norma un medico SCEN (Supporto e Consulta Eutanasia Paesi Bassi), può essere effettuato tramite televideo.

In solo 2 segnalazioni si trattava del COVID 19, come base medica. In 4 casi si trattava di infezioni causate dal COVID 19 ma in presenza di altre affezioni gravi. È improbabile la presenza di una relazione diretta causale tra COVID 19 e l’incremento delle segnalazioni.

Casi non conformi ai requisiti di accuratezza

In più occasioni alcuni giornali italiani hanno pubblicate notizie fuorviante per quanto riguarda i casi di eutanasia in Olanda non effettuati secondo i requisiti fissati dalla legge. Per tale scopo ritengo necessario approfondire i due casi (su 6.938 – 0,03%), dove la Commissione ha giudicato che il medico non ha rispettato uno o più requisiti di accuratezza. Detti requisiti, stabiliti dalla legge del 2002 – articolo 2, sono:

  • deve trattarsi di una richiesta volontaria, consapevole, incondizionata e ben ponderata del paziente;
  • deve trattarsi di una sofferenza insopportabile, senza alcuna speranza di miglioramento per il paziente;
  • il medico abbia informato il paziente della situazione clinica in cui si trovava e sulle prospettive che ne derivano;
  • il medico e il paziente devono giungere alla convinzione che per la situazione in cui il paziente si trova non vi è alcun’altra soluzione;
  • deve essere consultato almeno un altro medico indipendente, non coinvolto nella cura del paziente;
  • l’eutanasia e l’assistenza al suicidio devono essere attuati in maniera scrupolosa dal punto di vista medico.
  1. Non è stata evitata l’apparenza di indipendenza tra il medico consulente e il medico curante (giudizio 2020-15);

Il medico curante ha fatto intervenire un consulente (medico SCEN) per avere il giudizio sul rispetto dei requisiti di accuratezza. Dopo la consultazione, il medico curante ha scoperto che Il medico SCEN era registrato come un suo paziente. Il medico ha poi contattato il consulente. Questo era del parere che detto fatto non avrebbe causato problemi per quanto riguarda l’indipendenza. Nella sua relazione il medico curante ha indicato: “Nessun relazione di lavoro o personale. Il medico SCEN è registrato come paziente del medico esecutivo, ma non vi è rapporto di trattamento attivo, né un rapporto collegiale. Il consulente ha confermato detta tesi per quanto riguarda l’indipendenza. Lui ha aggiunto che, “a suo parere, l’indipendenza tra il medico e il medico SCEN in questo caso è sufficientemente garantita”.

La Commissione, dopo aver sentito i due medici, non ha dubbi che in questo caso il giudizio del consulente è da considerare indipendente. Tuttavia, la Commissione ritiene che questa situazione non sia auspicabile perché l’apparenza di non indipendenza avrebbe dovuto essere evitata. Nel Codice Eutanasia 2018 è esplicitamente stabilito che tale relazione tra medico e consulente non consente di agire come consulente.

Entrambi i medici hanno familiarità con il Codice Eutanasia 2018. Inoltre, il consulente e il medico negli anni passati ne hanno parlato.

La Commissione ritiene che il medico e il consulente avrebbero dovuto discutere il rapporto tra loro prima della consultazione. Quando ciò non è accaduto, il medico avrebbe dovuto considerare se era ancora possibile chiedere il parere a un altro consulente. La situazione che si è venuta a creare, cioè l’apparenza di non-indipendenza, avrebbe dovuto essere evitata

La Commissione conclude che il medico non ha rispettato il requisito di accuratezza per quanto riguarda la consultazione.

Gli altri requisiti di accuratezza sono stati rispettati.

Nota: La Commissione non ha ritenuto necessario segnalare il caso al Pubblico Ministero.

  1. Preparazione imperfetta causa una somministrazione alternativa dei mezzi con il risico di dolori per il paziente (giudizio 2020-98)

Con una donna gravemente malato, molto emaciato costretta a letto, tra l’80 e 90 anni era stata concordato di applicare l’eutanasia. Poiché il medico ha una vasta esperienza nell’inserimento di una flebo (lo fa spesso per i colleghi) non si aspettava dei problemi a questo proposito. Tuttavia, sia nelle braccia che nelle gambe della donna non riusciva a trovare una vena adatta.

Il medico ha quindi considerato alternative come chiamare un team specializzato di assistenza a domicilio o l’introduzione di un tubo lungo in ospedale. Tuttavia, la donna non voleva aspettare con l’applicazione. Il medico poteva capirlo. Non voleva, considerando le condizioni della donna trasportala all’ospedale. Non lo è venuto in mente chiedere aiuto al servizio di ambulanza o la possibilità di contattare un anestesista o un radiologo.

Il medico ha poi deciso, come   fatto in precedenza in un caso di emergenza, di somministrare l’eutanica nell’arteria femorale destra. Il vaso è grande e la somministrazione abbastanza facile. La somministrazione dell’agente che induce il coma (tiopental) è andato bene e la donna cadde rapidamente in coma profondo. Il medico non ha avuto l’impressione che la donna stava soffrendo quando somministrava il farmaco. Lei era un po’ irrequieto ma rapidamente ha perso i sensi. Il medico ha controllato la profondità del coma dando uno stimolo doloroso. Successivamente il medico ha somministrato il rilassante muscolare (rocuronio). Quando la donna non è morta, ha somministrato altri 150 grammi di rocuronio. Questa volta nell’arteria femorale sinistra. Dopo di che, la donna è morta rapidamente.

Con questo comportamento, il medico non ha seguito la direttiva “KNMG/KNMP Le linee guida per l’applicazione dell’eutanasia e l’assistenza al suicidio del agosto 2012” *). La commissione ritiene che il medico prima dell’interruzione della vita non si è preparato a sufficienza. Il medico, come consigliato nelle linee guida, avrebbe dovuto verificare, un giorno prima dell’applicazione, event  uali difficoltà nell’inserire un ago per l’infusione. La Commissione tiene conto del fatto che il medico, quando nessuna vena adatta è stata trovata ha considerato le alternative a lui note in quel momento e si è astenuto in modo ragionato.

La Commissione osserva che il medico, somministrando l’eutanica nell’arteria femorale della donna, ha derogato, in modo insolito, dalle linee guida. Consultando alcuni esperti la Commissione osserva che la somministrazione di una sostanza di base, come la tiopental, nell’arteria femorale può portare alla contrazione spasmodica della vena (spasmo arteriosa) e quindi un flusso sanguigno insufficiente (ischemia) c he può causare dolori. Per questo motivo, il metodo di somministrazione usato è sconsigliato. Il medico è convinto invece che la donna non abbia sofferto alcun dolore a causa della calcificazione delle vene e c’erano poche possibilità di crampi della vena. La Commissione concorda con la scelta del medico di rinunciare al trasporto del paziente all’ospedale perché troppo oneroso, rispondendo alla volontà della donna di non ritardare l’eutanasia. Si vede tuttavia costretta a giudicare che il medico non ha effettuato l’interruzione della vita secondo la dovuta attenzione medica.

Gli altri requisiti di due diligence sono stati soddisfatti.

Nota: La Commissione non ha ritenuto necessario segnalare il caso al Pubblico Ministero.

Pur importanti le osservazione della Commissione, si nota che i giudizi non riguardano i criteri di accuratezza principali quali l’insopportabilità della sofferenza, la mancanza di prospettive, la richiesta volontaria e ponderata e la mancanza di altre soluzioni ragionevoli.

Fine-vita volontario in Olanda – per chi ne vuole sapere di più.

In 2018 la Commissione ha pubblicato il “Euthanasie Code 2018”. Riguarda le direttive che i medici e altri operatori sanitari devono rispettare nell’applicazione dell’eutanasia e l’assistenza al suicidio. Fornisce informazioni interessanti sul funzionamento della Commissione, sull’interpretazione dei requisiti di accuratezza e sulle situazioni specifiche come le malattie psichiatriche, la demenza, i minori, l’importanza della dichiarazione di volontà (bio-testamento), la vita compiuta e la sedazione profonda. Ho ritenuto opportuno di tradurre dette direttive, integrandole dove necessario per una maggiore comprensione. Il libro è stato pubblicato in 2019 dalla New Press di Cermenate (CO). Un mio studio approfondito sul fine-vita in Olanda è stato pubblicato in 2017 dallo stesso editore con il titolo “Libertà di decidere – fine-vita volontario in Olanda”.  

 

Johannes Agterberg – e-mail johagterberg@gmail.com.           2 giugno 2021

 

Fonti:    Rapporto annuale 2020 Commissioni di Controllo Eutanasia (il rapporto è disponibile anche nelle lingue inglese, tedesco, francese e spagnolo, scaricabile dal sito www.euthanasiecommissie.nl)

                Rapporto annuale 2020 Centro Esperienza Eutanasia (in olandese)

*) Fra breve sarà pubblicata la traduzione di queste linee guida sul sito www.finevitavolontario,it