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Ho scritto questo articolo, apparso sul sito della Cellula Coscioni di Como, il 29 ottobre 2018, quasi 2 anni fa. Mi ne sono ricordato durante la pandemia del COVID-19. Ho visto la disperazione di familiari di pazienti deceduti a causa del virus. Pazienti che quasi tutti avevano delle patologie gravi qui morta era probabilmente imminente con chi sa quali sofferenze. Notevole era detta disperazione e mi sono chiesto se fosse necessario. Secondo me no e mi spiego. Empiricamente è provato che una buona preparazione alla morte tende a mitigare il dolore della scomparsa di un caro e dimezzare il periodo di lutto. Per ottenere questo risultato è necessario un dialogo tra medico di famiglia, i parenti e il paziente, in altre parole, rompere il tabù di parlare del fine-vita che prima o poi tocca a tutti noi. Qui il medico di famiglia ha un ruolo importante perché sarà lui a iniziare detta dialogo quando ritiene opportuno visto il peggioramento della condizione di salute del suo paziente. Sarà una conversazione difficile e non tutti i medici hanno l’esperienza di poterlo fare. Ragione per cui già durante la formazione dei futuri medici è consigliabile porre attenzione a questo argomento.

Ecco il testo dell’articolo.

Ho partecipato passivamente e attivamente come relatore, a incontri con lo scopo di divulgare la conoscenza ai cittadini sulla possibilità di redigere le Disposizioni Anticipate di Trattamento (le DAT), introdotte nella legislazione italiana nel dicembre 2017 con la legge 219, norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento. (anche definito come bio-testamento

In più occasioni è stata posta la domanda se la sua redazione sia utile. La sviluppo della medicina è continuo e quindi sono disponibili per i medici e i malati nuove cure, sviluppo che potrebbe influire su quanto disposto dal paziente e quindi rende necessario l’aggiornamento delle DAT. Siccome le nuove scoperte nel campo della medicina sono innumerevoli e conseguentemente detti aggiornamenti potrebbero essere frequenti. A questo fatto si aggiunge che la scala delle malattie è talmente ampia che non è possibile inserire tutte nelle DAT.

Ragionando in questo modo va dimenticato un aspetto delle DAT che, stranamente, non è mai osservato dei partecipanti durante le presentazioni. Le DAT obbligano le persone di pensare sul fine-vita che toccherà a tutti noi, normale per la società, traumatico per il paziente e per i suoi cari .

Quante volte mi è capitato quando tocco l’argomento fine-vita, di trovarmi di fronte un interlocutore che si chiude come un riccio e tenta di cambiare immediatamente argomento.

Vogliamo rompere questo tabù? Non vogliamo che l’uomo o la donna cominciano ragionare, non solo nella fase terminale di una malattia infausta senza prospettive, come vogliono affrontare questa fase della loro vita? Non vogliamo che questa fase è vissuta nel modo più serena possibile e rendere meno traumatico il decesso di un familiare o di un amico?

È vero che un individuo sano che redige le DAT non può prevedere né le malattie che dovrà affrontare né gli sviluppo della medicina, ma si può senza dubbio dedurre da quello che ha scritto il suo orientamento come continuare a vivere quando si ammala gravemente e come morire.

Sempre dalle mie esperienze ritengo fondamentale, nella stesura delle DAT, il supporto del medico di base o l’equipe di medici anche in relazione quanto ho scritto prima.

Solo un medico ha la conoscenza di guidare il paziente, il più obiettivo possibile, nella corretta e chiarissima stesura delle DAT. Non vuole dire che il medico decide cosa inserire e cosa no, ma compilandolo insieme, il suo paziente si rende conto delle conseguenze delle sue scelte. Eventualmente il medico sigla le DAT come “presa visione”. Chiudo con un consiglio: perché i medici non chiedono a loro pazienti se sentono il bisogno di compilare le DAT?

Purtroppo l’esperienza è che agli incontri, con lo scopo di spiegare ai cittadini il contenuto della legge 219, solo in casi eccezionali sono presenti i medici, peccato.

La legge non ha inserito l’obbligo di aggiornare periodicamente le DAT, si consiglia comunque di aggiornare periodicamente in base allo stato di saluto dell’individuo e/o al cambiamento delle sue idee come affrontare il fine-vita.

In conclusione mi auguro che i medici aiutano in futuro i loro pazienti di fornire il supporto, considerato tempo di cura, nella compilazione chiara delle DAT, evitando incertezze per tutti gli operatori che devono decidere sulle cure volute dal paziente in casi di emergenza.

Auspico inoltre che, pur riconoscendo la difficoltà nella compilazione delle DAT, come esposto precedentemente, si promuove la sua compilazione, anche se sarebbe soltanto utile per iniziare la discussione sul fine-vita senza fughe in avanti.

Johannes Agterberg, 29 ottobre 2018 – Aggiornato 8 settembre 2020

La libertà di espressione e di stampa è una licenza per raccontare frottole?

I giornalisti parlano tanto della libertà di stampa che è una giusta causa. Purtroppo, ci sono giornalisti che interpretano detta libertà come l’alibi di raccontare bugie, mezzo verità, informazione manipolata, tendenziosa o incompleta e affermazioni senza indicare la fonte oltre, in alcune occasioni, a mostrare un’ignoranza incredibile sui temi dei pezzi da loro scritti.

Parliamo dei fatti.

Oggetto del mio articolo sono gli articoli pubblicati su L’Occidente e Il Foglio, che riguardavano la sentenza della Corte Suprema olandese per un caso dell’interruzione volontaria del di una donna di 74 anni nello stato di demenza avanzata, che è deceduta in seguito all’applicazione dell’eutanasia. Il medico era stato condannato dal Tribunale ordinario per omicidio, sentenza poi annullata dalla Corte di Cassazione. Mentre il Pubblico Ministero non ha appellato la decisione di detta Corte, il Procuratore Generale della Corte Suprema invece ha presentato ricorso in cassazione contro la sentenza di Cassazione nell’interesse della legge, in questa circostanza La legge del 12 aprile 2001 sul controllo dell’interruzione della vita su richiesta e del suicidio assistito (in seguito: la Legge). Secondo la sentenza (informazione che manca nei due articoli che smantello in seguito): “La paziente sapeva meglio di chiunque cosa l’avrebbe aspettata, dato che non solo sua madre ma anche i suoi fratelli erano stati colpito da Altzheimer”, e ancora “la clausola di demenza (descritto nella richiesta di eutanasia del 2012 e modificata nel 2015 – JA)  non era ambigua per quanto riguarda il desiderio di eutanasia nel caso di un ricovero in una casa di cura a causa della demenza avanzata”.

L’Occidente – Articolo del titolo “In Olanda il “piano inclinato” non si ferma: via libera all’eutanasia per demenza senile” di Veronica Mameli – pubblicato il 27 aprile 2020

Già nella seconda riga scrive “ma non rinnovato” sarebbe stato corretto aggiungere “a causa della demenza avanzata che impediva alla paziente di comunicare”. Il lettore potrebbe pensare che dopo la stesura della richiesta di eutanasia nel 2012 la richiesta non sarebbe ripetuto. Non è vero come risulta dalla sentenza della Corte Suprema del 21 aprile 2020 (la sentenza). “Ciò deriva dalla dichiarazione del medico di famiglia, che ha discusso con la paziente la richiesta di eutanasia e la clausola di demenza in presenza del marito, riconfermando la paziente poi ripetutamente verbalmente il suo desiderio”. E ancora “Il marito e la figlia, con i quali la paziente discuteva sovente del suo desiderio, confermavano altrettanto che le sue richieste esprimevano espressamente e persistentemente detto desiderio (di eutanasia JA). Poi la Mameli scrive “nonostante l’opposizione dei suoi familiari”. Non c’è nessun accenno nella sentenza che i familiari sarebbero stati contrari all’eutanasia né hanno denunciato il medico. Sono stati coinvolti continuamente durante il progredire della malattia, come risulta da quanto scritto nella sentenza. Siccome la paziente era molto agitata, il medico ha somministrato un tranquillante, dopo che si era convinto che l’agitazione non era da interpretare come segno di rifiuto dell’eutanasia.

Come previsto dai requisiti di accuratezza il medico nella valutazione di una richiesta di eutanasia deve escludere qualsiasi opinione dei familiari o da terzi.

Sempre nell’articolo è scritto che “se il consenso non può essere rinnovato da parte della paziente e quindi anche se la volontà al riguarda potrebbe essere mutata”. Al paragrafo 4.4.4. la Corte cita che Certo è che la paziente non ha mai revocato la richiesta di eutanasia e la clausola di demenza del 2012 e la richiesta modificata del 2015. L’unica possibilità sarebbe quindi che la volontà della paziente sarebbe mutata quando la demenza era avanzata e non era più capace di intendere e volere, mi sembra una affermazione illogica.

Scrive “si allargano le maglie dell’applicazione dell’eutanasia”. Non capisco cosa intende la Mameli. Leggendo la sentenza, la Corte Suprema stabilisce che soltanto nella presenza di una richiesta di eutanasia trasparente come il vetro e inequivoca, il medico può accogliere una richiesta di eutanasia per pazienti incapaci. La Corte conferma quanto stabilito nelle linee guida per i medici, che, nei casi complessi, i medici indipendenti di consultare sono due e non è uno.

A me pare che la Corte dia un’interpretazione della Legge proprio per evitare il rischio del pendio scivoloso, quindi restringendo le maglie.

Non deve mancare l’accenno al capitolo 4, paragrafo 4 “Pazienti con demenza” del Codice Eutanasia 2018, emesso dalla Commissione Controllo Eutanasia con l’avallo dall’Ordine Olandese dei Medici. Il Codice è la linea guida per medici e altri collaboratori sanitari coinvolti nell’applicazione dell’eutanasia. “Si deve trattare di un paziente, che prima di entrare nella fase della demenza avanzata, deve soffrire insopportabilmente delle conseguenze della degenerazione delle capacità cognitiva e delle capacità motoria ma anche della paura per un ulteriore peggioramento della situazione come la perdita di dignità. Il medico deve includere nelle sue considerazioni l’intero processo della malattia e tutte le altre circostanze specifiche..”

Passiamo all’ultima frase (a effetto). Si riferisce al principio “del favor vitae, cardine di ogni civiltà”. Quindi un paese non è civile quando ha il coraggio di legiferare la libertà di ogni cittadino di terminare la vita devastata da sofferenze intollerabili e senza la minima possibilità di guarigione. E’  civile un paese dove 93% è al favore o non contrario all’eutanasia, mentre il Parlamento fa l’orecchio del mercante?

Continuo l’analisi dell’articolo apparso sul Foglio il 27 aprile 2020 del titolo “Contagio da eutanasia – l’Olanda impartisce la morte ai malati senza consenso rinnovato. Parla Theo Boer “E’ una catastrofe”.

Autore Giulio Meotti

Già il titolo fa inorridire perché è una chiara dimostrazione dell’ignoranza del giornalista. Cominciamo con la parola impartire: assegnare in particolare in contesti formali, didattici, gerarchici, liturgici (dizionario Garzanti). In Olanda nessuno impartisce a un paziente l’eutanasia. Soltanto un malato che soffre insopportabilmente può chiedere l’eutanasia o l’assistenza al suicidio.

Prosegue con “la morte di malati senza consenso rinnovato” omettendo probabilmente volutamente, che si trattava di una donna malata di demenza avanzata, non più in grado di comunicare. A tale proposito rimanda al mio commento del primo articolo. Scrivendo così l’autore vuol fare intendere che in Olanda si ammazzano i dementi. Vergogna.

L’autore ha interpellato l’etico Theo Boer. Chi è il professore Boer? È un protestante riformista e meglio ortodosso che era membro di una delle Commissioni Regionali Controllo Eutanasia dal 2005 al 2014. Era in quel periodo a favore dell’eutanasia in casi di “emergenza” In 2014 cambiava radicalmente opinione per quanto riguarda l’eutanasia considerandolo non appropriata. Può capitare. Strano invece è la coincidenza con la sua nomina all’Istituto Lindeboom come professore in “Etica nella Sanità”, istituto che dipende dalla Università Teologica di Kampen. Mentre detta Università è una istituzione protestante riformista non contrario all’eutanasia in casi di emergenza, l’Istituto Lindeboom sembra contraria. L’istituto è stato costituito da alcune istituzioni olandesi protestanti riformisti e collabora con l’Università Evangelica Olandese che studia la scienza da una prospettiva biblica creazionista.

L’Istituto Lindeboom promuove “una sana etica medica biblica”. Per capire il significato bisogna visitare il sito web che indica il compito del Consiglio: “La protezione delle persone in ogni fase della vita”.

Gli sponsor sono tra altro l’Assicurazione Sanitaria Pro Vita e la Fondazione per la Filosofia Cristiana che sono fortemente contrarie all’eutanasia.

Chiedere quindi a professor Boer la sua opinione sull’eutanasia di persone profondamente dementi e come chiedere a cardinale Ruini (con tutto il rispetto per lui) se è a favore dell’aborto.

Aggiungo, conoscendo come nessun altro in Italia la tematica del fine-vita in Olanda e avendo contatti diretti con gli esponenti più autorevoli, informo l’autore del pezzo che Boer è una figura di secondo piano nella discussione sui temi di fine-vita. Al posto suo avrei interpellato il Dott. Jacob Kohnstamm, Presidente della Commissione Controllo Eutanasia (in seguito la Commissione).

Comunque, è chiaro che all’autore non gioiva di avere un’opinione da un esponente autorevole olandese, avrebbe capito che sarebbe meglio star zitto anziché scrivere frottole come spiegherò in seguito.

Nella seconda riga dopo “quando riterrò opportuno il momento giusto” l’autore omette di indicare la ragione più importante della richiesta di eutanasia cioè “la clausola di demenza (descritto nella richiesta di eutanasia di 2012 e modificata nel 2015 – JA) non era ambigua per quanto riguarda il desiderio di eutanasia nel caso di un ricovero in una casa di cura a causa della demenza avanzata”.

Per quanto riguarda la reazione della paziente durante l’applicazione dell’eutanasia, la sentenza al paragrafo 5 dice “Durante l’applicazione dell’eutanasia, il medico dovrà prendere in considerazione eventuali comportamenti irrazionali o imprevedibili della paziente. Questo può essere il motivo per dare al paziente il farmaco per evitare detta situazione.”.

Che la paziente “forse ci ha ripensato” è inverosimile perché durante tutta la fase della demenza avanzata non c’è stata nessuna espressione o comportamento dalla paziente che potrebbe indicare che lei non desiderava più l’eutanasia.

Per quanto riguarda il consenso rinnovato di una paziente non più in grado di comunicare rimando al mio commento dell’articolo apparso su L’Occidente. Chiedo all’autore: come fa esprimere la paziente il consenso quando non è più capace di comunicare e come fa verificare i desideri a tal momento? Siamo realisti e consideri il fatto che il medico di famiglia ha seguito la paziente per anni durante la progressione della malattia e davanti a lui la paziente si è espressa ripetutamente sulle circostanze in cui desiderava morire. 

Vorrei osservare che l’autore confonde il lettore quando parlo “di un paziente psichiatrico”, non di una paziente demente.

Il manifesto conteneva l’opinione di una minoranza di medici, che hanno espresso la loro opinione ma non à LA opinione vigente in Olanda sia dei medici, degli psichiatri e dell’opinione pubblica (secondo un sondaggio del novembre 2019 effettuato dall’Ufficio Centrale di Statistica – CBS – 80%! dei cittadini è a favore). Tra parentesi gli obiettori di coscienza per motivi ideologici o religiosi non superano il 10% circa. Come risulta dalla mia analisi dei singoli giudizi consultabili sul sito della Commissione, i medici sono molto prudenti nell’applicare l’eutanasia di malati psichiatrici e dementi visto la complessità per accertare l’insopportabilità della sofferenza pur riconoscendo che possono soffrire le pene dell’inferno come i malati somatici.

La Fondazione per la Protezione dei Pazienti è ideologicamente contraria alla eutanasia. La dichiarazione che è in atto in Olanda “un processo di assuefazione” è parziale e contradetta dei fatti.

Dai rapporti annuali della Commissione risulta che i casi di eutanasia per demenza sono stati nel 2015: 109 (2,0% su 5.516 casi). il dato su casi di demenza avanzata non è disponibile, nel 2016: 141 (2,3% su 6.091 casi) di cui 2 per demenza avanzata, nel 2017: 169 (2,5% su 6.585 casi) di cui 3 per demenza avanzata, nel 2018: 146 (2,4% su 6.126 casi) di cui 2 per demenza avanzata e nel 2019: 162 (2,7% su 6.361 casi) di cui 2 per demenza avanzata. Un andamento abbastanza regolare e nessuna indicazione di un\ “slippery slope”.

Per completare segue l’informazione sui malati psichiatrici deceduti in seguito all’applicazione dell’eutanasia. Nel 2015: 56 casi (1%), nel 2016: 60 (1%), nel 2017: 83 (1,3%), nel 2018: 67 (1,1%) e nel 2019: 68 (1,1%).

Il giornalista scrive che “negli ultimi cinque anni, si è giunti al quadruplo del numero di decessi attraverso tale pratico nei pazienti con problemi di salute mentale”. Riferendomi ai dati sopra indicati i casi nel 2019 avrebbero dovuto essere circa 660 (4 volte 165), in realtà sono stati 230. Un’altra prova della superficialità, per usare un eufemismo, dell’autore.

Sul curriculum del professor Boer, che “insegna a Groningen”, a quale università, a quale facoltà?, (lo dico io: non risulta che insegna a Groningen!), ho già scritto prima. Lui sostiene che sarà “un catastrofe”. Significa da 2 casi all’anno si passa a 4 o a 40 o a 400? I miei fonti autorevoli non credono che ci sarà un incremento sostanziale visto la complessità dei casi e la prudenza di medici e degli psichiatri accogliere una richiesta di eutanasia di un paziente in una condizione di demenza avanzata. Dice anche che “è disumano assumersi la responsabilità di decidere della vita di qualcun altro”. La paziente ha deciso autonomamente e volontariamente porre fine alla sua vita quando certe situazioni, preventivamente da lei descritte chiaramente nella sua richiesta, si verificassero. La responsabilità del medico è solo onorare la richiesta quando possibile legalmente.

“Spesso sono i parenti che iniziano la procedura di eutanasia ….. “. Qual è il numero? Quale è la fonte? Insomma, questa affermazione è falsa. Mi spiego. L’articolo 2, paragrafo1, comma a. della Legge stabilisce che il medico abbia avuto la piena convinzione che si trattava di una richiesta spontanea e ben ponderata dal paziente. Sia la Commissione e il Pubblico Ministero lo considerano come un requisito di accuratezza sostanziale. Quando questo requisito, perché la paziente ha fatto la richiesta sotto pressione dei familiari o terzi, è stato violato, il medico sarà perseguito penalmente quando ha applicato l’eutanasia lo stesso. I medici sono quindi molte prudenti prima di accogliere una richiesta di eutanasia. Infatti, in quasi 20 anni dopo l’introduzione della Legge nessun medico è stato condannato per aver violato detto requisito, come nessun familiare o terzo ha denunciato un medico per lo stesso motivo.

Boer sostiene che “ci vedremo così centinaia di nuovi casi; e nei prossimi anni anche per i pazienti vicini nelle case di cura, come in una sorta di “contagio” di emulazione.”. Come già detto prima non si prevede nessun incremento sostanziale dei casi di eutanasia di pazienti mentali. L’accenno agli ospiti nelle case di cura è una vergognosa insinuazione e un offeso allo Stato olandese. Mi sembra che quel uomo ormai è fuori di testa e è scandaloso che un giornalista lo riproduce gratuitamente.

Non capisco cosa il protocollo di Groningen ha da fare con la sentenza della Corte Suprema. Forse perché l’autore vuol far capire ai suoi elettori come sono cattivi gli olandesi che ammazzano anche i bambini. Il protocollo di Groningen non riguarda bambini ma neonati (piccolo dettaglio!), con malattie gravissime, con prognosi infauste e quando supereranno il primo anno avranno comunque una vita piena di sofferenze terribili. I casi di eutanasia sono rarissimi, nessuno nel 2018.

Un altro dettaglio, questi casi sono regolati da una legge speciale e include il controllo della corretta applicazione dei requisiti di accuratezza da una commissione che non ha alcuna relazione con la Commissione Controllo Eutanasia.

Per chiarire la duo-eutanasia. Nel 2019 17 coppie hanno ricevuto l’eutanasia. Ogni paziente ha fatto la richiesta di eutanasia e ogni richiesta è stata valutata indipendentemente l’una dall’altra. Per ogni coniuge o compagna/o sono stati rispettati i criteri di accuratezza.

I disabili in Olanda sono meglio curati che in Italia. Punto. Un disabile che soffre insopportabilmente, senza prospettive se non una continua degenerazione, per esempio a causa della SLA, può chiedere eutanasia come qualsiasi malato. L’insinuazione dell’autore non sta in terra né in cielo.

L’informazione sul Covid-19 è tendenziosa e non si capisce la relazione con la sentenza della Corte Suprema. Anch’io ho letto il giornale Trouw, ma non solo, ho chiesto conferma della situazione olandese ad alcuni medici. L’esito del mio sondaggio è che la situazione in Olanda per quanto riguarda gli anziani nelle case di cura era decisamente migliore di quella italiana.

Aggiungo un altro punto. Le cure palliative e le cure del dolore sono accessibili in Olanda a tutti i cittadini ed è tra i migliori del mondo. Non come in Italia dove questo accesso è garantito solo per una minoranza e per chi ha i soldi per pagarli privatamente.  Indubbiamente le buone cure palliative contribuiscono a un numero minore di richieste di eutanasia.

Il problema dei giornali con un orientamento cattolico-conservatore o estremista è che di riffa e di raffa tirano in ballo il famoso piano inclinato. Dai dati olandesi ciò non risulta assolutamente nonostante che persone come il professore Boer sostengono che Olanda si sta affacciando direttamente sul precipizio”, senza però entrare nei dettagli con dati alla mano. Il punto è cattolici conservatori si stanno accorgendo che è in atto uno sviluppo mondiale inarrestabile di legiferare l’eutanasia e/o l’assistenza medica al suicidio. Spagna, Portogallo, Nuova Zelanda, Italia, Australia, le proposte di legge in 26 stati dell’US e i recenti sviluppi in Germania insegnano.

Johannes Agterberg, 4 maggio 2020

Fonti:

  • Johannes Agterberg: Libertà di decidere – fine-vita volontario in Olanda. Edito nel 2017 da New Press S.r.l., Cermenate.
  • Johannes Agterberg: Fine-vita volontario in Olanda – per chi ne vuole sapere di più. Edito nel 2019 da New Press S.r.l., Cermenate.
  • Sentenza Corte Suprema 19/04910 del 21 aprile 2020. *)
  • Commissione Controllo Eutanasia: Rapporti annuali 2016, 2017, 2018 e 2019
  • Zon Mw: Valutazione tematica della Legge – Incapacità di intendere e volere e la rappresentanza. l’Aja agosto 2011. *)
  • Zon Mw: Terza valutazione Legge controllo dell’interruzione della vita su richiesta e l’assistenza al suicidio. L’Aja maggio 2017. *)
  • Dying for Choice: Theo Boer’s extraordinary smoke and mirrors. 1° aprile 2019. **)
  • College dei Procuratori-generale: Circolare del 17 maggio 2017 ai pubblici-ministero con oggetto la decisione per il procedimento penale per quanto riguarda la interruzione attiva della vita su richiesta (eutanasia e assistenza al suicidio). *)
  • Lza/lp Rapporto 2018 Commissione di Controllo aborto tardivo e interruzione della vita di neonati. L’Aja luglio 2019. *)
  • KNMG (Ordine dei Medici Olandesi) Linee Guida per la richiesta di Eutanasia, Utrecht 2015.

*)         In lingua olandese. I rapporti della Commissione Controllo Eutanasia sono disponibili anche in lingua tedesca, inglese e francese.

**)       In lingua inglese.

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